Giuseppe (Jack) Giordani

La rinnovazione del teatro goliardico negli anni Cinquanta: gli spettacoli di Jack Giordani

Tra gli ultimi anni Quaranta e i primi anni Cinquanta s’impose, nella realizzazione delle operette, di Radio Palle di Ponte e dei “numeri unici”, lo studente in Medicina Giuseppe Giordani, meglio noto come Jack. Brillante, colto, dalla mente vivace e dalle idee fantasiose, seppe conferire alla goliardia di quegli anni un volto originale ed in linea coi nuovi tempi.

Nell’ambito dell’operetta – sia in vernacolo che in lingua – da tempo si era avvertita l’insufficienza dei copioni tradizionali, che denunciavano apertamente la loro appartenenza ad un’epoca ormai superata e che quindi non avevano più presa sul pubblico. Già nel 1951, sul manifesto che annunciava la tradizionale rappresentazione goliardica Don Gil dalle calze verdi poteva leggersi: “Rifacimento integrale di Jack”. Dell’operetta originale rimaneva soltanto la gradevole cornice musicale di Ezio Carabella; la prosa aveva assunto invece i caratteri della rivista, genere di spettacolo allora in voga. Sono sempre rifacimenti di Jack Madama di Tebe (1952) e Al Cavallino Bianco (1954). Divenuto dottore nel ’52, Jack continuò a contribuire al rinnovamento del teatro goliardico presentando nel 1955 Operazione Troia, una fortunata parodia dell’Iliade strutturata su una caratterizzazione dei personaggi, su un tipo di musica e su un genere di battute del tutto originali. Pur mantenendo – in linea con la tradizione – il linguaggio vernacolo per conferire maggiori spunti comici alla vicenda (sebbene alcuni personaggi minori parlino in lingua), l’autore utilizzò schemi mai sperimentati nel teatro goliardico per strappare al pubblico calorose risate, puntando su un tipo di comicità paradossale e cervellotica che avrebbe vantato, in anni recenti, svariati tentativi d’imitazione. Si legga, ad esempio, questo breve frammento di dialogo (tratto dal primo atto) tra Menelao e Ulisse, del quale ultimo resta insuperata l’interpretazione di Atos Davini:

U.: Menelao! Menelao! Ma te ‘un hai mìa ‘apito nulla! Via giù: ora ti spiego. Io sono un genio, no? Ma troppo! Capisco le ‘ose ‘osì, di stiocco: sicchè m’annoio poverino! Gliel’ho detto a Minerva: troppo! A proposito di Minerva, ‘un ci hai mìa una sigaretta?

M.: Lo sai che non fumo!

U.: Ritonfa! Ma ‘un volevo mìa la sigaretta! Era per fatti vedé’ la sveltezza ‘he ci ho qui dentro: Minerva-fiammiferi, fiammiferi-fòo, fòo-fornello, fornello-mangià’, dopo mangiato ‘un ci vòi fumà’ una sigaretta?! (Pausa) O Menelao, ‘un sarò mìa un mostro? Te cosa dici?

Operazione Troia ebbe dunque grandissimo e meritato successo; venne replicata nel 1959 (nel ’56 e nel ’58 non si ebbero iniziative teatrali) nonché – a seguito del grande successo della riproposizione della Cecca nel 1990, che segnò l’insperata rinascita in grande stile del teatro goliardico – nel 1991 e nel 1998, con un’accuratissima messa in scena che rendeva giustizia alla pignoleria maniacale del suo brillante ideatore.

Nel 1957 Jack, ormai solo in campo, tenne al battesimo delle scene il suo secondo capolavoro: La Clef de la Bastille (poi riproposta con modifiche non sostanziali nel 1960 sotto il diverso titolo di La Primula Rossa, di cui Carlo Caterini ha recentemente scritto proprio su queste pagine). Questa spassosa commedia comico-musicale, replicata nel 1993 con un allestimento a dir poco favoloso e col più consono titolo di La chiave della Bastiglia, è forse ancor più riuscita di Operazione Troia in quanto assomma, alla vivacità ed originalità di battute ed alla efficace caratterizzazione dei personaggi che già qualificavano il fortunato precedente, una trama più elaborata, solida e avvincente.

Con Operazione Troia e La chiave della Bastiglia assistiamo quindi ad un salvifico rinnovamento del teatro goliardico in vernacolo pisano, che pur mantenendo le proprie caratteristiche essenziali (il vernacolo; la dissacrante comicità; i ruoli femminili interpretati, principalmente, da uomini; gli esilaranti balletti) opera un deciso cambio di rotta puntando ad un’alta qualità ed originalità dei testi. L’opera di Jack Giordani fu, quindi, estremamente significativa e segnò il recupero del vernacolo all’ambito colto e goliardico proprio nel momento in cui la Brigata dei Dottori, persi i propri connotati universitari, acquisiva in modo lento ma inesorabile un’anima estranea alla goliardia trasformandosi in quella che Giorgio Casini definì poi efficacemente “Brigata post-goliardica”.

[Tratto in parte da da Goliardia a Pisa, CLD Libri Ed., Pontedera, 2007]

 

Giuseppe (Jack) Giordani

Palazzo Pretorio Biblioteca Comunale – Lungarno G. Galilei, 42

Venerdì 16 dicembre 2011, ore 17

Luigi Basucci, Daniela Pacella, Arnaldo Massei

ricordano la figura e l’opera dell’amico

Introduce

Silvia Panichi

Assessore alla Cultura del Comune di Pisa

 

 

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