Il Polittico di Pisa del Masaccio, un’installazione multimediale

Al Museo nazionale di San Matteo, in questi giorni è visitabile un’installazione multimediale che ricostruisce virtualmente il Polittico di Pisa. L’opera, a tempera su tavola a fondo oro, fu realizzata da Massaccio nel 1426 per la cappella del notaio ser Giuliano di Colino degli Scarsi, situata nella chiesa di Santa Maria del Carmine di Pisa.

Masaccio, Polittico di Pisa, 1426, San Paolo, tempera su tavola, 51x30cm, Museo nazionale di San Matteo, Pisa

Masaccio, Polittico di Pisa, 1426, San Paolo, tempera su tavola, 51x30cm, Museo nazionale di San Matteo, Pisa

Faceva parte del complesso pittorico, smembrato e disperso nel corso dei secoli, il pannello conservato al San Matteo e raffigurante San Paolo.

L’installazione, finanziata grazie a parte di un contributo della Fondazione Pisa, si inserisce in un percorso di ricerca, avviato dal Direttore del Museo Dario Matteoni, orientato a sperimentare innovativi strumenti di fruizione delle opere d’arte.

L’allestimento, a cura dell’architetto Alessandra Diligenti Fossa, ha visto la collaborazione di Mnemosyne, spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna, per lo sviluppo delle applicazioni multimediali, dello studio di allestimenti museali Acme04, della storica dell’arte Linda Pisani in qualità di consulente scientifico.

«Il Polittico di Pisa – sottolinea la storica dell’arte Caterina Bay – è un’opera che guarda al primo Rinascimento, ma che presenta ancora tratti caratteristici dell’arte medievale.

Lo testimonia, ad esempio, la scelta di trattare le tavole con il fondo oro, quasi sicuramente suggerita al Masaccio dal gusto della committenza locale.

All’epoca il giovane artista stava lavorando, assieme a Masolino da Panicale, allo straordinario ciclo di affreschi della Cappella Brancacci (1424 –1428), nella chiesa fiorentina di Santa Maria del Carmine».

Masaccio, Pagamento del tributo, 1425, affresco, 255×598cm, Cappella Brancacci, Chiesa di Santa Maria del Carmine, Firenze

Masaccio, Pagamento del tributo, 1425, affresco, 255×598cm, Cappella Brancacci, Chiesa di Santa Maria del Carmine, Firenze

In quest’opera si rende esplicita la ricerca di una nuova plastica, in cui le figure conquistano saldamente lo spazio in profondità.

Guardando al nuovo stile dei maestri fiorentini Filippo Brunelleschi e Donatello, il giovane artista orienta il proprio linguaggio verso una rappresentazione naturalistica, fondata sulla prospettiva, sulla saldezza volumetrica delle forme e sull’austera concretezza della narrazione.

Masaccio, Polittico di Pisa, 1426, Madonna col Bambino, pannello centrale della pala, tempera su tavola, 135,50x73cm, National Gallery, Londra

Masaccio, Polittico di Pisa, 1426, Madonna col Bambino, pannello centrale della pala, tempera su tavola, 135,50x73cm, National Gallery, Londra

Nel celebre saggio del 1940 dal titolo Fatti di Masolino e Masaccio Roberto Longhi definiva il sodalizio tra i due artisti del Valdarno nei termini di un “antagonismo” tra il vecchio e il nuovo stile. Giudizio che nella sostanza resta ancora valido, ma che oggi la critica ha stemperato riconoscendovi piuttosto un’influenza reciproca: Masolino aggiorna la propria cultura figurativa assimilando alcuni caratteri del giovane compagno di strada e, addolcendone le asprezze e le radicalità, ibrida il linguaggio di Masaccio con una gentile eleganza tardogotica.

«Altro aspetto particolare dell’opera pisana – prosegue Caterina Bay – è rappresentato dall’impianto del complesso organizzato su una originale distribuzione dei pannelli, disposti in almeno cinque scomparti, organizzati su un doppio registro.

L’inedita composizione del Polittico aggiunge incertezza alla ricostruzione dell’insieme.

Dei dieci pannelli principali se ne conoscono soltanto quattro: la cimasa, in cui è rappresentata la Crocifissione, si trova oggi al Museo nazionale di Capodimonte, il pannello centrale della Madonna col Bambino è conservato alla National Gallery di Londra, il San Paolo è conservato a Pisa, mentre il Sant’Andrea al Paul Getty Museum di Los Angeles.

Altri quattro piccoli pannelli laterali e i tre della predella (due dei quali con doppia scena) sono conservati alla Gemäldegalerie di Berlino».

Masaccio, Polittico di Pisa, 1426, Ipotesi di ricostruzione

Masaccio, Polittico di Pisa, 1426, Ipotesi di ricostruzione

In passato pittori e scultori non avevano la libertà d’espressione dei loro successori in età moderna e contemporanea.

Spesso erano vincolati da contratti puntigliosi che descrivevano qualità dei colori, numero di personaggi da inserire nella composizione e, talvolta, anche l’opera preesistente da prendere a modello. Il Polittico di Pisa è uno dei rari casi in cui ci è pervenuta una descrizione precisa dell’opera, grazie a un committente particolarmente pignolo che annotò pagamenti, solleciti e termini della commissione: il 19 febbraio 1426 Masaccio era in città a siglare il contratto per la somma di 80 fiorini con i quali doveva provvedere anche ai materiali più costosi, come l’oro dello sfondo e l’azzurro ultramarino di buona qualità.

In una pala d’altare, generalmente, il linguaggio restava legato all’iconografia ufficiale con un tono aulico e compassato, più consono alle contemplazione e alla preghiera a cui era destinata l’opera. Nella sottostante predella, che ne costituiva una sorta di appendice a commento, gli artisti potevano invece interpretare con maggiore libertà le scene e gli episodi della vita dei personaggi sacri. La narrazione si volgeva, in questo caso, al pubblico in maniera più diretta e colloquiale, come avviene, ad esempio, nello scomparto centrale della predella del Polittico.

Masaccio, Polittico di Pisa, 1426, Adorazione dei Magi, scomparto centrale della predella, tempera su tavola, 21x61cm, Gemäldegalerie, Berlino

Masaccio, Polittico di Pisa, 1426, Adorazione dei Magi, scomparto centrale della predella, tempera su tavola, 21x61cm, Gemäldegalerie, Berlino

Qui lo sfondo ad oro piatto e indifferenziato – che nella tradizione medievale sospende i personaggi in un’atmosfera metafisica – lascia il posto ad un paesaggio brullo e disadorno, su cui si stagliano le figure. Ognuna di esse ha un’autonoma fisicità evidenziata anche dalle ombre nette che i corpi proiettano sul terreno, mentre i piani prospettici sono individuati con precisione da ciascun gruppo. Tra questi compaiono due personaggi contemporanei in austere vesti del Quattrocento: i committenti della Pala. La loro presenza, non insolita in questo tipo di opere, segue le esatte proporzioni dettate dalla prospettiva geometrica, dove le figure in primo piano sono più grandi perché così appaiono le immagini più vicine rispetto a quelle retrostanti. Un pittore medievale avrebbe invece diminuito le loro dimensioni, per renderli “minuscoli” al cospetto dei personaggi sacri.

Nella prospettiva, infatti, la proporzione delle figure ammette gerarchie dimensionali soltanto in funzione di una concreta situazione spaziale, indipendente da qualsiasi gerarchia sociale o religiosa.

A suo modo, l’istallazione multimediale del San Matteo riprende alcuni caratteri distintivi del linguaggio del Masaccio. L’isolamento, in cui oggi si trova la tavola raffigurante San Paolo, è stato accentuato inserendo il dipinto in un nuovo organismo, dove le componenti tecnologiche e materiche contribuiscono a generare un insieme ibrido.

Lo sfondo su cui è appoggiata la tavola è costituito da una grande lastra in acciaio COR-TEN, bruna e disadorna, che ne enfatizza la condizione di separazione dal complesso originario, mentre l’involucro in plexiglass, che protegge l’opera, le conferisce un aspetto artificiale. Infine, una gabbia metallica, rivestita da una leggera e umile rete, sospende uno schermo touch screen trasparente, lasciando in vista gli apparati tecnici che lo animano.

Museo nazionale di San Matteo, vista dell’installazione con la tavola raffigurante San Paolo

Museo nazionale di San Matteo, vista dell’installazione con la tavola raffigurante San Paolo

Lo schermo aiuta nella fruizione dell’opera, fornendo informazioni sulle vicende storico artistiche che l’hanno accompagnata. Come sottolinea Chiara Evangelista di Mnemosyne, «l’installazione, nonostante l’ausilio di schermate e video esplicativi, non si sostituisce alla capacità di narrazione di un essere umano. Piuttosto, consente all’esperto di rendere più immediata e coinvolgente l’esperienza offerta al visitatore».

L’installazione, dunque, dà vita ad un complesso asciutto e concreto, riecheggiando lo stile che caratterizzò le opere del Masaccio, agli albori del Rinascimento.

Il San Paolo sarà presto trasferito all’Expo di Milano, in occasione della mostra dal titolo Il Tesoro d’Italia curata da Vittorio Sgarbi.

Museo nazionale di San Matteo
Piazza San Matteo in Soarta – Lungarno Mediceo, Pisa

orario feriale: 8.30 – 19.00
orario festivo: 8.30 – 13.30
chiusura: ogni lunedì, 1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre

tel: 050 541865

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