“Tutto ciò che so” di Mariagrazia Pontorno

Mariagrazia Pontorno, artista sensibile al rapporto tra natura e artificio, verso il quale orienta parte della propria ricerca, sabato 28 sarà presente alla chiusura della sua mostra personale “Tutto ciò che so”, organizzata dalla galleria “Passaggi” diretta da Silvana Vassallo.

Il viaggio, esperienza ed esigenza, scoperta di sé e dell’altro da sé, è il fil rouge delle opere che espone. Un pulsare tra allontanamento e ritorno, senso di appartenenza alle proprie radici e necessità di distacco, in cui arte e scienza, reale e virtuale si confrontano e si fondono. Grazie al medium tecnologico della grafica 3D, pennello e scalpello dell’artista, i modelli che nascono nell’ambiente virtuale sono riprodotti su differenti supporti.

Dalle numerose visite all’Orto Botanico dell’Università di Pisa, Mariagrazia Pontorno ha tratto alcune vicende. Centrale per il suo progetto è stata la missione scientifica che il botanico fiorentino Giuseppe Raddi (1770-1829) compì in Brasile nel 1817. L’occasione, a Raddi e ad altri scienziati, fu data dal viaggio che condusse Leopoldina d’Asburgo-Lorena (1797-1826) in sposa al principe ereditario del Portogallo, Pedro D’Alcantara. Unione che pochi anni dopo contribuì all’indipendenza della loro terra d’adozione. Raddi riportò dalla spedizione una raccolta di tipi di felce che, per suo volere, dopo la morte, fu donata all’Orto pisano costituendone un’importantissima sezione. Gli originali, essiccati e catalogati dal botanico, sono tutt’oggi preziosa fonte di conoscenza per la comunità scientifica internazionale.

Allontanamento e ritorno, natura e artificio, reale e virtuale, nel lavoro della Pontorno vedono assottigliarsi i propri confini fino a fondersi, arrestandosi sulla soglia dell’opera.

Così, nei tre led light box esposti, le felci di Raddi possono idealmente tornare a depositarsi nelle terre d’origine, adagiandosi morbidamente sui profili di quei panorami.

Mariagrazia Pontorno, A Samambaia dos Mares, 2014

Mariagrazia Pontorno, A Samambaia dos Mares #2 | Habitat altos montes Provinciae Minas Gerais, 2014 | stampa su perspex da compositing 3d, led light box, cm 30x40x10


Lo scambio epistolare tra i botanici Leonhart Fuchs (1501-1566) e Luca Ghini (1490-1556), che fondò a Pisa l’Orto dei Semplici, primo orto botanico universitario del mondo, è rievocato dalle orchidee, oggetto dei loro studi, stampate in tre dimensioni con la tecnica della stereolitografia.

E ancora, i suoi collage, rinviando al procedimento per strati (layer) della modellazione digitale, rievocano altri episodi come la missione di Raddi in terra d’Egitto, dove morì per un’infezione. O un viaggio immaginato dall’artista sulle rotte di Leopoldina, a bordo di una nave cargo assieme ad intellettuali e scienziati. Indice di un seguito del progetto che ha dato origine a questa mostra, che sarà sviluppato in occasione del bicentenario della spedizione del botanico fiorentino.

Infine, l’episodio del cedro del Libano, che nel 1930 venne sradicato dall’Orto pisano da una tempesta, ha fornito lo spunto per un filmato d’animazione in cui l’albero, modellato realisticamente, ascende sospinto dal vento come mosso da una propria volontà di allontanamento.

La scelta del momento nella narrazione, fu un tema centrale e assai dibattuto da parte di artisti e intellettuali dell’Illuminismo.

Scegliendo di rappresentare il “momento pregnante” di un racconto – quel momento significativo, che immediatamente precede o immediatamente segue l’acme drammatica di un soggetto narrativo – l’artista è capace di «usurpare una durata», come afferma Lessing nel suo libro intitolato Laocoonte (1766). Nella mirabile descrizione dell’Apollo del Belvedere, Winckelmann (1767) indicò il modello a cui ispirarsi: Apollo ha appena scoccato la freccia con cui ha ucciso il serpente Pitone, e «il disprezzo e lo sdegno che egli in sé richiude, gli dilata le radici e sale all’altèra fronte, ma resta inalterata la pace e la tranquillità d’animo che su di essa aleggia, e l’occhio è pieno di dolcezza come se egli si trovasse tra le braccia delle Muse». Circa due secoli e mezzo prima, nel David (1501-04) che ha appena vinto Golia, Michelangelo immortala quell’attimo in cui la tensione del gesto non si è ancora stemperata.

Michelangelo Buonarroti, David, 1501-04

Michelangelo Buonarroti, David, 1501-04 | Galleria dell’Accademia, Firenze


Ma quale potrebbe essere uno dei momenti pregnanti rappresentativi della nostra contemporaneità? Un istante significativo su cui gli artisti, come scriveva Baudelaire, ispirati dai più fieri monumenti consumeranno le loro ore in austeri studi?

In un breve saggio del 1919, Il Perturbante, pubblicato per la prima volta sulla rivista Imago, Freud cerca di spiegare il “perturbante“, cioè quella particolare attitudine del sentimento più generico della paura, che si sviluppa quando una cosa (o una persona, una impressione, un fatto o una situazione) viene avvertita come familiare ed estranea allo stesso tempo causando generica angoscia, unita ad una spiacevole sensazione di confusione. Il nostro rapporto con il mondo artificiale, con ciò che abbiamo realizzato, di cui ci circondiamo, vive di quest’ambivalenza. È, per certi versi, lo stesso stupore paralizzante che uno scienziato prova quando si trova di fronte a una natura sconosciuta. Una tensione che si quieta nel momento in cui inizia il proprio percorso conoscitivo. L’impasse si placa grazie alla consuetudine che abbiamo con gli oggetti artificiali, al rapporto che vi instauriamo nel tempo, fino a stemperarsi nella carica di affettività che vi apportiamo, ammettendoli a costituire, tramite la memoria, parte della nostra identità.

Mariagrazia Pontorno, attraverso la sua ricerca, ci invita a sostare su quel confine fatto al contempo di familiarità ed estraneità, sperimentando il tempo della narrazione.

Mariagrazia Pontorno, Lieber Luca, 2014

Mariagrazia Pontorno, Lieber Luca, 2014 | stereolitografia in fotopolimero cm 11x20x8


Sabato 28 febbraio dalle ore 17.00 alle 20.00

Galleria Passaggi, via Garofani, 14 | Pisa

Finissage della mostra

Tutto ciò che so

Mariagrazia Pontorno

info: passaggiartecontemporanea.it


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