Pane e Bombe. Pisa bombardata, Pisa liberata.

By EnzoLamassaCommenti disabilitati
Pane e Bombe. Pisa bombardata, Pisa liberata.

Molti ragazzi della mia generazione, nati tra gli anni settanta e ottanta, hanno potuto conoscere i terribili momenti dell’ultima guerra dalla voce dei propri cari, spesso i nonni, molti dei quali per ragioni anagrafiche sono ormai scomparsi. Questa memoria affiorava improvvisa, veniva trasmessa spesso in modo estemporaneo, non tanto a monito dei terribili momenti passati, ma piuttosto come un intercalare, in un discorso che compariva e che poi passava rapidamente ad altro. Punteggiava talvolta alcuni dialoghi ed era come un richiamo all’ascolto che però si strozzava, quasi che il testimone avesse il timore di non essere compreso, o forse semplicemente perché evocare l’accaduto rianimava sensazioni troppo violente e penose su cui ormai era meglio sorvolare.

Ci avrebbe pensato la scuola con la sua storia, e tentavano di farlo i mezzi di comunicazione, che a distanza di qualche decennio ricostruivano gli eventi. Ma si trattava sempre della cosiddetta storia con la “S” maiuscola, quella “scritta” sui campi di battaglia, e decisa altrove.

Fortunatamente, quel richiamo all’attenzione, che ci veniva posto così discretamente, non riusciva a trattenersi: la necessità di far sopravvivere un ricordo ancora vivido aveva la meglio sul ”non detto”, e per altra via faceva sentire la propria voce. Non furono, cioè, quasi mai racconti articolati quelli dei nostri cari ma pillole, frammenti che talora narravano dei bombardamenti in città o degli sfollati nelle campagne durante il “passaggio della guerra” (il fronte che avanzava verso nord), talaltra di episodi capitati a parenti o amici in qualche lontano scenario bellico. Noi li recepivamo più o meno distrattamente nei rari momenti che concedevamo all’ascolto, perché presi più che altro dai nostri impegni di adolescenti.

Questi flashback, che facevano capolino talvolta nella quiete di un ritrovo domenicale, compongono ora un mosaico personale, la nostra memoria, in cui il racconto di prima mano si sovrappone spesso indistintamente al racconto dei media, il cinema e la TV con la loro capacità di suggestionare attraverso le immagini.

Veduta di una delle installazioni della mostra "Pane e Bombe", SMS - Pisa, 2014

Veduta di una delle installazioni della mostra "Pane e Bombe", Centro Espositivo San Michele degli Scalzi - Pisa

È questa l’eredità di cui siamo depositari, che scopriamo di aver accumulato senza averne avuto coscienza e che forse sapientemente, in dosi omeopatiche, sono riusciti a trasmetterci i nostri cari, con aneddoti e dettagli che probabilmente neanche i nostri genitori conoscono.

Allora capita di scoprire che un coetaneo ha un’esperienza del periodo affine alla tua che, probabilmente, non sarebbe mai emersa se non lo avessi sollecitato con i miei racconti. Perché la storia è fatta soprattutto di piccoli eventi privati che non ne cambiano il corso, ma che formano il patrimonio di una famiglia, luogo della memoria per eccellenza, da custodire con rispetto. Forse nel preciso momento in cui si è chiamati a parlarne possiamo comprendere il pudore di molti sofferti silenzi, ora che da ascoltatori distratti siamo investiti della responsabilità di raccontare un’esperienza vissuta da altri. In fondo, la tradizione orale si muove sui passaggi di quel testimone immateriale e tenace che è la parola, e questa “luce perpetua” per non spegnersi deve essere tramandata.

Ecco cosa ricorda Alessandro Bargagna di un racconto trasmessogli dal nonno sul primo terribile bombardamento patito da Pisa:

« Durante il periodo dei primi bombardamenti le sirene suonavano sempre senza che niente accadesse. Il giorno del bombardamento di Pisa, il 31 agosto 1943, mia nonna, Liliana Bartolucci, assieme alla sua famiglia non si trovavano in città, ma nei pressi di Stazzema. Secondo quello che raccontavano avevano attraversato a piedi il Monte Pisanino, per sfuggire ai tedeschi.

Mio nonno, Ariano Bargagna (chiamato così perché nato casualmente ad Ariano Irpino, ma pisano doc e cugino del futuro sindaco Italo Bargagna) era di servizio alla Stazione di Pisa (era un ferroviere della linea Pisa – Piazza al Serchio). Al momento dell’allarme scapparono tutti e si diressero al rifugio della stazione. Una delle 408 tonnellate di bombe lanciate dai Liberator [B 24] e dalle Flying Fortress [Boeing B17, “fortezze volanti”] colpì la fontana della stazione e le tubature, facendo riversare centinaia e centinaia di litri d’acqua proprio nei rifugi. Mio nonno disse di essersi salvato per il rotto della cuffia, ma molti dei suoi compagni morirono annegati.

Finito il bombardamento si diresse sconvolto verso la zona dove abitavano, in via Alberto Mario e trovò il primo palazzo della via completamente distrutto e spostato nel centro della strada. Notò tra le macerie la mano di una donna. Anche quella zona era densa di popolazione perché presso il Cottolengo c’era un grande rifugio. »

In quei sette minuti, dalle ore 13:01 alle 13:08, la vita di molti pisani cambiò per sempre come il volto di alcune zone della città. I morti accertati furono 952, 1.000 i feriti e numerosi dovettero essere anche i dispersi; 961 case crollate, 551 danneggiate e 952 sinistrate.

I 152 apparecchi delle 4 formazioni in volo, erano decollati dalle coste africane e sganciarono circa 1.100 ordigni di 250 e 500 chili, alcuni di essi “a grappolo” incatenati due a due.

L’uragano che oscurò il cielo si annunciò con il rombo dei motori e con uno stridente “sferragliare metallico” (lo sgancio degli ordigni). Molte delle vittime furono sorprese a pranzo o sul luogo di lavoro. Nonostante le sirene delle numerose fabbriche cittadine avessero dato l’allerta verso mezzogiorno, molti pensarono ad un ennesimo falso allarme. Chi era al lavoro continuò le proprie attività, mentre chi si era recato nei rifugi antiaerei era rientrato da poco nelle proprie abitazioni.

Pisa, bombardamenti 1943

Immagine dei bombardamenti a Pisa nel 1943. Zona di San Giusto, Stazione ferroviaria, Porta a Mare

(Altre riprese aeree su Pisa, effettuate dalla Raf durante le ricognizioni che precedettero e seguirono i bombardamenti del 1943, sono consultabili all’archivio on line GeoMemories)

Quel giorno fu l’inizio di una lunga agonia per la città che sarebbe stata prostrata per un anno dalle incursioni aeree (alla fine del conflitto se ne conteranno 54; 1.738 saranno le vittime di bombardamenti, cannoneggiamenti, mitragliamenti e scoppi di mine), dalla carenza di generi di prima necessità e dalla difficilissima convivenza con le truppe occupanti tedesche, dopo l’8 settembre 1943.

La liberazione avvenne il 2 settembre 1944.

Tra le varie iniziative promosse per i festeggiamenti nazionali del 70° anniversario della Liberazione, questo sabato 15 novembre, alle ore 18:30, la mostra Pane e Bombe, al Centro Espositivo di San Michele degli Scalzi, propone il suo appuntamento conclusivo: Pisa Liberata. 2 settembre 1944. Le voci dei protagonisti di quei giorni, raccolte in un filmato, ricostruiranno i passaggi salienti della vicenda. L’evento vedrà la partecipazione di Tommaso Novi dei Gatti Mézzi che, con lo stile che caratterizza il suo lavoro, creerà il sottofondo sonoro dei filmati d’epoca, fra cui le preziose sequenze inedite trovate da Acquario della Memoria negli archivi americani Critical Past. Come in un vero e proprio cinema muto degli anni ’20 il pianista musicherà la proiezione del video interpretandone le immagini e i sentimenti. La nuova musica d’Oltreoceano, tra swing, gipsy-jazz e boogie-woogie, sarà commentata e introdotta dai musicisti Andrea Spinelli e Riccardo Dore della Scuola di musica Giuseppe Bonamici di Pisa.

Per chi vorrà trattenersi sarà possibile degustare un aperitivo rinforzato a base di zuppa toscana, vin brulè e “cingomme”, un mix degno dell’improbabile incontro di fine-guerra tra popolo pisano e popolo americano.

Per l’aperitivo potete prenotare al 347.3404441 o via e-mail scrivendo a acquariomemoria@gmail.com

La mostra resterà aperta fino alle 23:00

Pisa liberata

Pane e Bombe è una delle iniziative del progetto MemorySharing sviluppato, promosso e condiviso dall’Associazione Acquario della Memoria che ha l’obiettivo di sperimentare forme efficaci e innovative per trasmettere il valore della Memoria, in particolare alle giovani generazioni.

« La memoria non è un bene solido e imperituro, ma una sostanza fluida e ondivaga, da difendere costantemente e maneggiare con la massima attenzione, soppesando contraddizioni e sfasature, comparando differenze e punti di vista, perseguendo una battaglia costante contro l’oblìo e la mistificazione. »

« Il progetto MemorySharing mira a creare un nuovo modo di valorizzare il bagaglio di ricordi e documenti privati di una comunità, combinando recenti tecnologie web, serietà scientifica, un approccio creativo nella condivisione e narrazione multimediale dei contenuti. Obiettivo primario è connettere le generazioni, confrontando e travasando i saperi, rafforzando in modo dinamico e divertente la memoria condivisa, coinvolgendo in modo attivo sia i più anziani che i giovani. L’idea di base è quella di confrontarsi con la Storia partendo da documenti e testimonianze individuali e familiari, nella convinzione che questo materiale “microstorico”, frammentato e disperso, possa costituire – alla distanza, composto nel modo giusto come un puzzle – un patrimonio collettivo importante e alternativo nella ricostruzione della storia di comunità, città, nazioni. »

Il progetto si articola in quattro fasi di sviluppo:

1) Mobilitazione della cittadinanza attraverso web, istituzioni, media locali, eventi, incontri.

2) Raccolta del materiale attraverso portali web, social-network e spazi fisici (biblioteche, scuole, sedi di associazioni, giornali locali, etc.) aperta anche durante eventi, mostre e laboratori didattici, in un progetto in costante sviluppo.

3) Condivisione del materiale. Il materiale ordinato e catalogato, è inserito in circuiti web aperti, gratuiti e dinamici: sito dedicato, portali istituzionali, social-network, piattaforme web internazionali open-source.

4) Narrazioni, mostre, eventi. Con il lavoro e il “filtro” di professionisti, il materiale raccolto è restituito in forma narrativa e coinvolgente, con eventi e prodotti rivolti sia alla comunità che all’esterno. 
Film-documentarifilm-multischermofilm-itineranti (proiettati a capitoli nelle piazze, direttamente da una cine-bicicletta, durante percorsi cittadini), tour multimediali della città in cui vedere in trasparenza, attraverso l’applicazione smartphone Historypin (open-source), le fotografie del passato sovrapposte al presente, mostre multimediali, concorsi di fotografia (foto-remakes), letture e spettacoli teatrali (sul modello di The people speak UK), web-doc (narrazione interattiva non-lineare), e-book, volumi cartacei.

Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni con l’Acquario della Memoria continueranno a dar vita a nuove iniziative. È entrato, infatti, nella sua fase “narrativa” il progetto MemorySharing Firenze in guerra 1940-1944 con la mostra di Palazzo Medici-Riccardi a Firenze e con l’installazione e il racconto sonoro I giorni dell’emergenza nel complesso monumentale Rondò di Bacco di Palazzo Pitti, in collaborazione con Regione Toscana e Istituto Storico della Resistenza in Toscana

Nel 2015, sempre il occasione del 70° anniversario della Liberazione, il progetto sarà sviluppato sulle storie di Torino, Milano e Roma.

Infine, nella primavera 2015, MemorySharing volgerà lo sguardo al Boom economico, agli anni ’60 vissuti a Pisa e Firenze, con la collaborazione di partner europei, quali gli inglesi We Are What We Do e il DDR Museum di Berlino.

Ecco alcuni riferimenti dove poter consultare gli archivi on line:

Associazione Acquario della memoria

MemorySharing Pane e Bombe | Pisa

MemorySharing Firenze in guerra 1940-1944 | Firenze

Archivio internazionale Historypin

Altre iniziative a Pisa fanno da corollario ai festeggiamenti per la Liberazione.

Con il progetto Via Libera ventisette luoghi in città sono oggi identificati da una segnaletica con la quale si può interagire usando i propri dispositivi mobile. Un portale web indirizza il visitatore all’itinerario dal 1936 al 1946 e raccoglie testimonianze e racconti sulla resistenza:

« frammenti di storie racchiusi in un edificio o in una porzione di città, offerti soprattutto a coloro che per età e provenienza non ne hanno memoria. L’ANPI ha inteso raccontare alcuni degli eventi significativi di quel fenomeno di opposizione e di riconquista, come alto esempio di associativismo e partecipazione civile e politica. »

Il progetto Via Libera si avvale del contributo del Comune di Pisa e della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Bando per il finanziamento di progetti per celebrare il 70° della Liberazione) e sono attive le collaborazioni con l’Acquario della Memoria per la produzione del materiale video e con City Grand Tour per le visite guidate cittadine.

info: progetto Via Libera

Con la mostra Pisa bombardata. Pisa liberata | 31 agosto 1943 – 2 settembre 1944, Palazzo Blu ricorda quei giorni drammatici, e le ferite lasciate dai bombardamenti per lungo tempo, attraverso le immagini della città, come allora la videro alcuni artisti pisani, fra cui Mario Bertini, Gino Bonfanti, Ferruccio Pizzanelli, Mino Rosi, Bruno Santochi, Giordano Viotto. Circa 50 opere tra disegni, oli e acquarelli, in buona parte provenienti da collezioni private e gentilmente messe a disposizione dai proprietari, sono visibili nella mostra curata da Stefano Renzoni.

Completano la rassegna una selezione di fotografie inedite o poco conosciute che documentano il momento della liberazione della città da parte delle truppe alleate, messe a disposizione dall’Archivio Acquario della Memoria | MemorySharing curato da Lorenzo Garzella.

La mostra sarà aperta fino all’11 gennaio 2015, ingresso libero.

info: mostra Pisa bombardata. Pisa liberata

Sempre a Palazzo Blu, per il consueto appuntamento con le grandi mostre di primavera tra qualche mese sarà allestita un’esposizione nell’ambito delle iniziative per il Centenario della Prima Guerra Mondiale. Il ricordo dell’evento bellico che creò i presupposti per il secondo conflitto mondiale, rappresenta un’occasione di riflessione sulle vicende che segnarono profondamente quella gioventù che Ernest Hemingway battezzò Lost Generation.

La curatela scientifica della mostra, dal titolo provvisorio I segni della guerra, Pisa 1915-1918, è affidata al prof. Antonio Gibelli ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Genova con la collaborazione del prof. Carlo Stiaccini e del Dr. Gian Luca Fruci.

« Attraverso documenti, lettere, fotografie, cimeli e ricordi, un vivace apparato didattico ricostruirà ed illustrerà come sono stati vissuti gli anni di guerra. La mostra sarà l’occasione per esporre ai visitatori lettere e cartoline che i soldati pisani scrissero dal fronte: scritture piene di nostalgia per l’ambiente domestico e di aspettative per la fine del conflitto. »

Visite guidate e i laboratori didattici a cura di Kinzica Società Cooperativa

info: BLU | Palazzo d’arte e cultura, da marzo a luglio 2015, ingresso libero.

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