Dal Giappone con amore

di Sharon Tofanelli e Andrea Bernardo

Con un inno alla libertà, chiude la XVI edizione di Collinarea – il Festival organizzato, a Lari, da Scenica Frammenti e Fondazione Pontedera Teatro.

Lari non è vasta. Cresce sul colle, emulando l’edera. E se è l’edera, proprio l’edera l’emblema dell’eterno, sappilo subito: è antico il suo silente abbraccio. La cittadella ascende all’infinito. Scruta dalla cima i suoi campi prostrati, strano signore cogitabondo, chissà poi su quale dilemma. Conosce le terre sotto di sé, i verdeggianti prati, lo scompaginarsi delle frasche. E conosce il cielo, e un ammiccare di stelle scandalosamente vicine. È forse un invito, quello? O la beffa di un qualche dio tracotante? Dimentica le stelle: è freddo il loro immenso cuore e non palpita né di sangue, né di gelide acque. Torna sulla Terra, dove i castelli non hanno mai volato. Finora.
Sabato 2 agosto, Lari immutabile incanta. Sai l’XI secolo? Ecco, era già qui. Chiuse le botteghe, accese le vetrine. La città arde come di un riverbero di torce. Stasera il Collinarea Festival si conclude. Ciò che è stato portato avanti finora – laboratori, esperimenti, studi – deve confluire in un’unica deflagrazione.
La notte è magnifica. Non spira il vento: il volo promesso sarà lieve. Non è forse un diritto? Non fu questo, forse, il grido di Klein, il Klein che salta nella strada con le braccia larghe e i capelli scudiscianti?
In Area – Il Volo è lo spettacolo. L’opera è errabonda, itinerante. Il piccolo borgo coronato di tetti ruota precisamente, ingranaggio di un orologio di cui non è percepibile la capienza, né il potere. Tic tac tic. Tutto è sincronizzato: l’uomo, l’artista, il personaggio andante. Ogni cosa è andante, nulla è immobilità. Tutti pronti, ritardo di un’ora. Decollo.
Parliamo di un viaggio. E di un tributo si cui pochi sono al corrente. Perché vasta è la terra che ci separa da Hayao Miyazaki ma, sebbene la distanza sia indiscutibile, sottili sono i confini tra i sogni di Lari e quelli del Maestro giapponese. Regista di animazioni, Miyazaki è noto per una serie di tematiche che si ripropongono in ogni lavoro, quali il pacifismo, l’esaltazione della natura, il rispetto per la dignità umana; una sola parola, però, beccheggia sulla superficie di ogni pellicola: volo. Miyazaki e i castelli volanti, e gli aerei febbricitanti nel firmamento. Cinti di ali, ascendono al cielo i suoi uomini; e le stelle precipitano, immeritevoli.
La vicenda ruota intorno a un dittatore e al suo Impero. Il despota vigila e non si affligge mai, molto simile all’orwelliano Big Brother – onnipresente e imperscrutabile. Il suo parlare sa essere intrigante e prezioso. Buona parte di quei discorsi proviene in linea diretta dall’ombra nera del Duce, che il borgo ricorda, ogni giorno, sulla lastra incastonata nella piazza centrale. E tu, spettatore, da Lari non puoi scappare. Quando i colori sono assegnati, non puoi più lasciare il gruppo. Applaudi il leader: è la prassi. Devi restare con gli altri: è la dittatura. Ma in mezzo alla folla, ecco pulsare il mondo di Miyazaki: i suoi ribelli. Sophie, il più classico e amato delle sue creature; angeli agghiacciati dal ferro dell’uomo; esseri senza volto, senza vigore, che la mano del despota sospinge nella danza delle macchine (ai cultori di Miyazaki potrebbero ricordare i paggi della Strega delle Lande); piccoli aeroplani ripiegati nella carta. Spettatore: resta con i piedi per terra. Lo devi solo lanciare, quell’aeroplano. Perché, sappilo, tutto è moto e tu non puoi negarti. Senza di te e il tuo – il loro, il vostro – gesto insulso, nulla cambierebbe. E se quel pendente non fosse al tuo orecchio cercherebbe altro, la donna, da intimarti di nascondere perché “al leader i pendenti non piacciono”. Non temere. Sii colui che insorge: qui, là fuori, ovunque. Questo è lo spirito, intenso ed elementare, della serata: la distopia da vivere – non guardare, bensì vivere. Non tanto volare quanto ascendere. Come il borgo su per il colle, inesorabile è la salita del popolo. Di azione in azione la scintilla si propaga: serpeggia nel sussurro, riecheggia nelle voci singole o corali. I piedi falciano spazio e tempo. In quell’aria cyberpunk di macchine, ombrelli e vapore (è noto l’amore di Miyazaki per ciò che è meccanico) tu sei popolo, non più uomo. Ricordati di alzare lo sguardo. Quando sarai al castello, alzalo: vedrai le luci, ovunque, e le stelle; le piccole mongolfiere; e il pulsare delle città distanti, distese tra i campi e le nere boscaglie.
Due grandezze ha la libertà: una è immensa, è fredda e riveste le dimensioni del cielo. La sua natura è contemplativa, è essenzialmente silenzio. L’altra, più piccola, più turbolenta, brucia e smuove lo spirito umano. Più comune, non conosce che l’azione, non si esprime che nel caos. Perché alla fine, dopo aver ammirato l’immenso, ti faranno ballare. Ascesa alle stelle, tra le merlature del castello. E poi la discesa, tra la gente festante. Ballerai, perché così fa il popolo insorto. Non sosterrai il precipitare dei colpi. Andrai avanti per ore, forse. Chi può dirlo? La notte è turbata dalle danze e dai tamburi. Ecco, l’estate ha avuto il suo Sabbath. Adesso siate uniti, uomini. Siate pronti. Presto o tardi, potremmo dover volare. E non sarà l’ora tarda, quel giorno, ad arrestare l’ascesa. Poichè il destino “è vivere/ balenando in burrasca” (Vincenzo Cardarelli).

Lo spettacolo itinerante è andato in scena durante il Collinarea Festival
Lari – sabato 2 agosto 2014, dalle ore 22.30
In Area – Il Volo
da un’idea di Sabino Civilleri ed Emanuela Lo Sicco
con la partecipazione delle Compagnie: Teatro dei Venti; Carrozzeria Orfeo; Leviedelfool; Ammonia Danza Corrosiva; Ordine Sparso; Uthopia / Ciro Masella; Neapolis; Teatro delle Bambole; Scenica Frammenti.
contributo musicale Associazione musicale Bandão (percussionisti), diretta da Francesco Petrini; Aragona Jazz Trio, con Aurelio Di Tullio (sax tenore e soprano), Enzo Salerni (chitarra) e Giuseppe Lubatti (contrabbasso)
alcuni abitanti del borgo hanno contribuito alla messa in scena del progetto

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