O tutto o niente

di Simona M. Frigerio

A Collinarea 2014 due spettacoli che – per eccesso o per difetto – incuriosiscono ma non convincono del tutto: Perché non ballate? e Riccardo III.

Perché non ballate? (Why don’t you dance?) è la prima short story della raccolta What we talk about when we talk about love di Raymond Carver e, anche se lo spettacolo è liberamente ispirato a racconti e poesie dell’autore statunitense, la struttura base è chiaramente riconducibile a quel racconto in particolare. Ora, tradurre in uno spettacolo la scrittura per sottrazione di Carver non deve essere facile, con quello stile che apre voragini, vive di silenzi, non detti, angosce, imbarazzi, fastidi e l’onnipresente bottiglia di whisky che, a differenza di quella di Bukowski (ricordate: “Mi sento come una bottiglia di whisky, dissi io./Mi sento che finiremo come due ubriaconi, disse lei” di Uomo e donna a letto alle 10 pomeridiane) non trasuda sesso; né il fascino in bianco e nero dei personaggi creati dalla penna hard-boiled di Dashiell Hammett. Un universo quello di Carver molto look back in anger, e molto Altman style (non a caso, America Oggi/Short Cuts – il film di Altman vincitore del Leone d’Oro è tratto da nove racconti e una poesia di Carver). Di tutto questo non detto, abortito, rifiutato, azzittito, nevrotico universo senza senso, cosa resta? Sembrerebbe troppo. Tutto è spiegato per filo e per segno, ogni frammento si ricompone come un puzzle, i finali multipli chiudono ogni storia quasi con un punto esclamativo. Niente è lasciato al caso, nessun dubbio, nessuna possibilità per lo spettatore di illudersi di non aver capito. E l’eterno ritorno, che riconcilia gli animi, è davvero lontano da quel vuoto, un po’ struggente un po’ ruvido, che lascia l’ultima pagina di Carver.
A seguire Riccardo III di e con Michele Sinisi – non nuovo a queste riduzioni di capolavori shakespeariani in forma di monologo, di cui ricordiamo un Amleto decisamente riuscito. Qui però è difficile parlare propriamente di prosa, forse sarebbe il caso di analizzare lo spettacolo come esempio di performing art e allora molti mezzi, dall’uso della bomboletta spray per ricostruire l’immagine di Lady Anna su un tavolo d’acciaio, poi fustigata a morte; al cellulare, ai disegni a pennarello, alle musiche dissacranti e alla ripetizione in loop dell’incipit della tragedia (“Now is the winter of our discontent/Made glorious summer by this sun of York”) ci sembrerebbero interessanti. Questa impressione positiva si prova meno se si considera il lavoro uno spettacolo teatrale. Dello splendido testo di Shakespeare, che con Riccardo crea un manipolatore talmente abile da suscitare la nostra simpatia fino a farci inorridire di noi stessi – almeno quanto Baudelaire: “Vous! Hypocrite lecteur: mon semblable! Mon frère!” – non resta nulla, anche perché l’incipit recitato in un inglese con accento italiano aggiunge difficoltà a difficoltà (non è detto, infatti, che lo spettatore comprenda i rimandi se non conosce l’inglese e, soprattutto, se non si raccapezza almeno un po’ con la complicata vicenda di Riccardo III di York, la Guerra delle Due Rose e la cronologia dinastica della “perfida Albione”). E se non bastasse, non resta purtroppo nulla di quell’eloquenza talmente subdola e seducente da riuscire a piegare il cuore e la volontà di Lady Anna.

Gli spettacoli sono andati in scena all’interno di Collinearea 2014:
giovedì 31 luglio
ore 19.15, Lari, Teatroprima nazionale
Fondazione Pontedera Teatro
PERCHÉ NON BALLATE?
liberamente ispirato a racconti e poesie di Raymond Carver
drammaturgia Gabriele Di Luca
regia Anna Stigsgaard
con Michele Altamura, Roberto Capaldo, Catia Caramia e Silvia Tufano

ore 22.15, Lari, Teatroprima nazionale
Fondazione Pontedera Teatro e Teatro Minimo
RICCARDO III
di e con Michele Sinisi
collaborazione scrittura scenica Michele Santeramo e Francesco Asselta

Foto di Simone Rocchi

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