La “ferita” dell’essere umano

di Mariacristina Bertacca

Anche Balletto Civile ha presentato la sua “ferita” al Festival VolterraTeatro, con uno spettacolo-laboratorio nella Fortezza di Volterra.

Il tema portante di Volterrateatro 2014 è la “ferita”, ferita della terra e ferita dell’essere umano, ferita e dolore che attraverso l’arte possono tramutarsi in bellezza e significato profondo.

Su questo tema ha lavorato anche Balletto Civile, compagnia di La Spezia guidata dalla coreografa Michela Lucenti, che ha trovato il suo fondamento artistico nel corpo, ancor prima che nella danza: corpo come riflesso di sé, corpo come strumento attraverso il quale il performer esprime emozione e pensiero. In questa occasione i danzatori della compagnia sono stati affiancati da giovanissimi volterranei, che hanno partecipato al laboratorio svoltosi nei giorni precedenti la performance (caratteristica di alcuni lavori di Balletto Civile è proprio il coinvolgimento di non professionisti – quali anziani, adolescenti, disabili – rivelando una forte attenzione al territorio nel quale avviene il processo creativo).

Il metodo di Balletto Civile parte da un lungo studio su attivo-passivo, “un esercizio fisico“, così si legge sul sito della Compagnia: “che consiste nel far compiere all’altro, attraverso un impulso, un piccolo spostamento fisico, e subito dopo accettare che l’altro stimoli te con un impulso che tu dovrai elaborare prima di intervenire nuovamente“. Alla base dell’allenamento e del lavoro teatrale sta dunque la relazione con l’altro, il lasciarsi attraversare senza subire, il porsi in uno stato di ascolto.

Da questo stesso metodo prende avvio anche In-colume Volterra, creazione originale ideata per il Festival di Volterra, spettacolo che si configura come un susseguirsi di quadri abitati da personaggi che sembrano provenire da contesti ed epoche molto diversi tra loro: due giovani vestiti in abiti mediorentali l’uno in bianco l’altro in nero, un dittatore con soprabito e tacchi a spillo, una sposa, un soldato con al collo una gorgera e tra le braccia un cilindro di cartone che impugna come fosse un bazooka, un americano in tenuta estiva che parla di bombardamenti, un mutilato che si sposta strisciando a terra con la sola forza delle braccia e non riesce a raggiungere un microfono (per poter parlare), e quando lo raggiunge riesce soltanto ad emettere un grido di sofferenza, che si tramuta in un canto straziante di dolore.

Un susseguirsi di immagini che rimandano tutte inevitabilmente a riflessioni sulla violenza, sulla guerra, sulla “ferita” dell’essere umano, incorniciati dai versi di Alessandro Berti (anche ideatore del progetto, accanto a Michela Lucenti) e dalle musiche originali di Julia Kent, che regalano allo spettatore un attento lavoro di suoni ed echi nella composizione drammaturgica e musicale: si succedono così gli scontri tra Palestina e Israele, il bombardamento di Pearl Harbor, le dittature di falsi retorici che parlano di “guerra necessaria” per difendere il proprio paese e gli innocenti, la schiavitù del petrolio, i giovani figli strappati ogni giorno alle proprie madri.

“In” è il prefisso che sta alla base di molti aggettivi che in qualche modo ci riguardano: in-columi, in-adatti, in-ermi, in-etti nel guardare il presente senza sentirci responsabili di ciò che accade, solo perché non ne siamo direttamente coinvolti (o, meglio, così ci piace pensare); in-capaci di voltarci indietro verso un passato nemmeno troppo lontano, che ancora ci appartiene; in-differenti alla verità che ci appare sempre più oscura forse perché troppo dolorosa da affrontare, forse perché rappresenta proprio la nostra ferita più profonda.

Lo spettacolo si è svolto nel cortile della Fortezza, dove bastava alzare lo sguardo e scorgere un secondino armato sul tetto, per ricordare quanto ci appartenessero le immagini della performance.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno del Festival VolterraTeatro:
Carcere di Volterra

mercoledì 23 luglio, ore 18.30
Balletto Civile presenta:
In-colume/Volterra
ideazione Michela Lucenti, Alessandro Berti
regia e coreografia Michela Lucenti
drammaturgia Alessandro Berti
disegno luci Stefano Mazzanti
creato e interpretato da Balletto Civile
musiche originali eseguite dal vivo Julia Kent
costumi Marzia Paparini
sartoria Simone Jael Hoffer
con la partecipazione dei giovanissimi che hanno seguito il laboratorio di preparazione allo spettacolo

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