Quando il palco diventa agorà

di Simona M. Frigerio

La Città del Teatro di Cascina si riconferma punto d’incontro dove una comunità si specchia e riflette. Per un palco che non è solo esibizione, il 20 giugno nel ridotto del teatro si discute di salute mentale.

Venerdì, primo pomeriggio. Nei dintorni di Pisa il tempo invita più a una passeggiata che a sedersi in platea. A Cascina, però, si va in controtendenza: un video, una tavola rotonda e un dibattito mettono a contatto pazienti, operatori, giornalisti e un’intera comunità che si interrogano sul tema della salute mentale: come riconquistarla attivamente – con creatività e attraverso forme di riabilitazione inclusive che rifuggono dalla delega all’istituzione in funzione di bieco controllo sociale o dai modelli che pongono il problema e non la persona al centro dell’attenzione.

Sembrano discorsi lontani, intellettualistici, che non ci toccano ma sappiamo che non è mai così. La malattia mentale fa parte del vissuto di ognuno di noi – direttamente o indirettamente – e di tutti noi come comunità. Sebbene si fatichi ancor oggi ad ammetterlo, il Paese di Basaglia oscilla tra paure ataviche nei confronti della follia e una svalutazione sociale della responsabilità collettiva di fronte a un disagio che, spesso, si sottovaluta come individuale – in stile analisi alla Woody Allen. E in tempi di crisi economica e povertà di idee, è ancora più difficile immaginare un teatro, come quello voluto dalla Direzione di Donatella Diamanti, che sia luogo dove aprire dibattiti, centro per una creatività radicata nel territorio, in cui attuare idee e promuovere attività che puntino all’inclusione.

Ecco perché il 20 giugno ha un senso ritrovarsi a La Città del Teatro – che da anni porta avanti un progetto di formazione professionale per acquisire competenze nel settore radiofonico, collegato all’emittente radio Collega-Menti, nata da un’idea del centro diurno di San Frediano a Settimo – e incontrare giornalisti e operatori che, negli ultimi anni, hanno dato vita anche in altre parti d’Italia a programmi radiofonici dedicati all’argomento. Tra i presenti, quindi, alcuni rappresentanti di LiberaMente (Modena) e di Psicoradio (Bologna); Alessio Maurizi, conduttore di Si può fare (Radio 24); due conduttori di La Colifata (Argentina); Luca Doni di Punto Radio Cascina e alcuni rappresentanti di associazioni di utenti.

Entrando nella discussione è emersa, innanzi tutto, la necessità – che sembra ormai generalizzata a molti ambiti – di collaborare su progetti comuni, creando reti e intessendo rapporti. Così come si è resa evidente l’urgenza di dare voce e spazio all’argomento sui mass media, trattandolo non solamente quando si associ a un fatto di cronaca nera ma, al contrario, affrontandolo attraverso racconti in positivo di esperienze e persone. Ci si è interrogati anche sull’uso del linguaggio quando si parla di disagio mentale, il che non significa appiattirsi sul politically correct – che pretende di chiamare colf la donna di servizio – bensì invita a creare occasioni di incontro tra chi soffre di disagio mentale e la comunità alla quale appartiene. Una comunità che spesso, schiava del senso comune, usa un linguaggio stigmatizzante ed è afflitta da un coacervo di pregiudizi. E, ancora, il bisogno sentito dagli operatori che l’attività teatrale (così come qualunque altra attività creativa) sia innanzi tutto arte, e raggiunga livelli culturali alti a prescindere dalla funzione sociale che può assumere solo in seconda istanza.

Tante idee, quindi, voglia di confrontarsi, capire e trovare nuovi percorsi per passare dal disagio al recupero della salute mentale.

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