Sbagliando si impara

Alessandra Benedetti

Nella città di uno tra i padri della scienza, una bella mostra, Balle di Scienza – Storie di errori prima e dopo Galileo, ripercorre – tra semplici esperimenti e notizie puntuali raccontate come favole – il lungo cammino della conoscenza.

Balle di Scienza – Storie di errori prima e dopo Galileo
è una tra le mostre più interessanti di questa primavera, nel contesto culturale pisano. E rimarrà aperta fino a domenica 29 giugno, all’interno dello storico Palazzo Blu.
Nata per celebrare il 450° anniversario della nascita del grande fisico e astronomo pisano, la mostra – curata da Franco Cervelli e Vincenzo Napolano e prodotta in collaborazione con l’Università degli Studi di Pisa, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare sezione di Pisa , la Domus Galilaeana e la Scuola Normale Superiore – ha il chiaro intento di illustrare il percorso storico – non sempre brillante o trionfale – compiuto dall’uomo (e, in specifico, dallo scienziato) per comprendere ciò che lo circonda, ossia la Natura – intesa come cosmo, come evoluzione o anche come fenomeni naturali. Proprio per questo, si raccontano non solamente le grandi scoperte scientifiche, quali la penicillina o la radioattività, ma anche gli errori e le “cantonate” che hanno accompagnato il progresso scientifico.
È inoltre interessante che quanto esposto sia spiegato, spesso, attraverso il gioco: adulti e ragazzi possono così venire a contatto, quasi senza accorgersene, con il cielo di Tolomeo, gli epicicli, i quattro elementi (i cosiddetti radici) della tradizione ellenica (ovvero, acqua terra aria e fuoco), l’isocronismo (il pendolo multiplo o ipnotico) o il DNA di Watson e Crick. Mentre l’intento di divertire intrattenendo sembra dichiarato fin dal titolo della mostra – Balle di Scienza – che scherza con il doppio significato del termine. Quel “Balle”, annotato da Enrico Fermi del 1934 su un quaderno verde, il Thesaurus Elementorum Radioactivorum, per indicare che le operazioni effettuate non erano semplicemente errate, ma – come sottolineava in modo più incisivo – erano vere e proprie balle. Perché “le balle“, spiegano i curatori, “non sono mai mancate fin da quando l’uomo ha iniziato a fare osservazioni“. Ma balle sono anche i contenitori di iuta nei quali si era soliti, in passato, mettere il grano del raccolto, e quindi, in questo senso, ci sono ancora tante cose da scoprire, tante balle da riempire.
Venendo all’esposizione vera e propria, si nota che la stessa è suddivisa in tre macro-settori. Il primo si potrebbe riassumere nelle scoperte e nella conoscenza antecedenti l’uso del metodo scientifico – spazio, quindi, all’alchimia, alla magia e ai saperi dell’antichità. Da notare, a proposito, il corridoio all’entrata, dotato di grande impatto visivo, quasi teatrale nel porre lo spettatore al centro della sgargiante realtà di miti e credenze antichi. Al secondo nucleo espositivo appartiene, naturalmente, il protagonista di questa storia, il fisico pisano padre del metodo scientifico. Non possono quindi mancare, insieme alle sue scoperte, gli strumenti seicenteschi – quali il telescopio e il compasso – che hanno permesso a Galileo di rompere con il passato e inaugurare una nuova era. Riprendendo le parole dei curatori “[…] Il metodo ha il grande merito di aiutarci a correggere i nostri abbagli, ma, purtroppo, non può farceli evitare. Infatti i nostri sensi, oltre che limitati, molto spesso sbagliano e per questo non sono adatti a un’indagine scientifica della realtà“. A conclusione riscopriamo i grandi scienziati dell’Otto e Novecento, quali la due volte Nobel Marie Curie (e fa piacere che si sia dato spazio a questa donna, genio in due campi distinti, la chimica e la fisica); Albert Einstein, il padre della relatività; Charles Darwin, l’autore de L’origine della Specie, il caposaldo della teoria dell’evoluzione; il fisico italiano Enrico Fermi, Nobel nel ’38, oltre al suo allievo, il brillante Ettore Majorana; fino ad arrivare ai giorni nostri, e ai grandi dilemmi che tuttora attendono una risposta.
Interessante infine uno spunto di riflessione che la mostra suggerisce: gli errori umani hanno permesso alla scienza di arrivare a scoperte a volte casuali – come la penicillina. Antonio Masiero,Vicepresidente INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare sezione di Pisa), spiega a proposito: “[…] la fisica non avrebbe avuto il progresso travolgente che ha avuto, dalla nascita del metodo sperimentale con Galileo a oggi, se non avessimo accettato l’errore quale parte integrante del nostro modo di procedere“. E continua: “[…] Provando e riprovando ci si rende conto se si è imboccata una strada sbagliata, si torna indietro e si rifà la misura, o si propone una diversa teoria“. Sbagliarsi, quindi, fa parte del gioco, perché attraverso l’errore e la successiva correzione si arriva alla verità – non eterna, però, in quanto spesso parziale e suscettibile di ulteriori modifiche.

La mostra continua:
Balle di Scienza – Storie di errori prima e dopo Galileo

a cura di Franco Cervelli e Vincenzo Napolano
Palazzo Blu – Pisa
fino a domenica 29 giugno
orari: da martedì a venerdì, ore 10.00-19.00 – sabato e domenica, ore 10.00-20.00
(ingresso gratuito)

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