Pis’Artè | Poesia senza barriere

Nel 2010, nelle aule universitarie di Firenze, alcuni studenti confrontano le proprie differenti esperienze. Scoprono che la passione per la poesia li accomuna, e decidono di dar vita a un movimento che portasse le parole dove sono le persone.

Da allora può capitare di incontrare la poesia dove meno te lo aspetti: nella cassetta della posta, tra le pagine di un romanzo in biblioteca, sui cruscotti delle auto e, alla maniera dei writer, sui muri delle nostre città. A Milano, Roma, Catania, Padova, Bologna, Genova, Grosseto e da qualche tempo anche per le strade di Pisa, il MEP: “Movimento per l’Emancipazione della Poesia” firma i componimenti. Rischiando multe per affissione illegale i suoi aderenti: giovani di età post-universitaria e da qualche tempo anche adulti, seguono un ’codice morale’: l’attacchinaggio non avviene sui muri di edifici tutelati o sui monumenti, ma vengono preferite pareti già vergate dai writer o già interessate dall’affissione. L’anonimato del movimento e degli aderenti ha un significato profondo:  sottolinea che al centro dell’attenzione dovrebbe stare la poesia (aggiungo l’arte in generale), con le sue parole, e non i personalismi dei vari autori.

Scrivere poesie nasce da un’esigenza profonda che ci spinge ad esprimere sentimento e riflessione parlando soprattutto a noi stessi. E’ un atto pudico e per questo, sovente, lo lasciamo nel cassetto. La poesia necessita di coraggio in una società dove il sentimento è spesso indice di debolezza o la sua espressione viene additata come un’ostentazione di sé. Piuttosto, esprimere la verità dei propri sentimenti e delle proprie emozioni afferma l’esser uomini e donne, semplicemente.

Anche nei periodi più bui della nostra storia europea, la poesia riuscì a conservarsi, e così pure il suo pubblico, anche se ridottissimo, composto essenzialmente dai poeti stessi e dai loro intimi, trasmessa a bassa voce, su foglietti da leggere e subito nascondere…

Come afferma uno dei fondatori del MEP, in un articolo apparso ieri su ‘Il Tirreno’: “Quando non ci sarà più bisogno di attaccare i fogli sui muri, il movimento non avrà più ragione di esistere”.

Ricordate le parole del vecchio Walt?

“O me, o vita! domande come queste mi perseguitano:

degli infinti cortei d’infedeli, di città gremite di stolti,

di me stesso sempre a biasimare me stesso, (perché chi più stolto di me, chi di me più infedele?)

di occhi che invano anelano la luce, del significato delle cose, della lotta che sempre si rinnova,

degli infelici risultati di tutto, delle sordide folle ansimanti che vedo attorno a me,

degli anni inutili e vacui degli altri, e di me intrecciato con gli altri,

la domanda, ahimè! così triste, ricorrente – Cosa vi è di buono in tutto questo, o me, o vita?

Risposta:

Che tu sei qui – che la vita esiste, e l’identità.

Che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi con un verso.”

(Walt Whitman)

Rispettiamo i muri ma soprattutto i nostri sentimenti, buona lettura!

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