Viviani Varietà al Teatro Verdi

A due anni dal debutto a chisura della 75 edizione del Maggio Musicale Fiorentino al Teatro della Pergola, arriva al Teatro Verdi di Pisa Viviani Varietà, spettacolo diretto da Maurizio Scaparro con Massimo Ranieri nei panni del protagonista. In occasione delle repliche pisane di sabato sera (12 aprile ore 21) e domenica pomeriggio (13 aprile ore 17) riproponiamo la recensione dello spettacolo andato in scena proprio in quell’occasione.

La speranza e l’orgoglio
di Daniele Rizzo

Teatro della Pergola in collaborazione con il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, chiudono la 75°edizione della rassegna con l’anteprima nazionale di Viviani Varietà, un omaggio – al limes tra mestizia e melancolia – a un’Italia che, nei bisogni e nelle aspettative, sembra purtroppo non cambiare mai.

Attraverso una documentazione storica (in parte inedita) di scritti dello stesso Viviani e curati dal nipote Giuliano Longone, la pièce offre al pubblico testi e canzoni di Raffaele Viviani, ricostruendo l’episodio (reale) del viaggio che – da Napoli a Buenos Aires nel 1929, a bordo del Duilio – ne avrebbe portato la compagnia per una lunga tournée in America Latina. Scaparro e Ranieri, rielaborando quella circostanza, ne immaginano le prove di preparazione dello spettacolo (poi veramente andato in scena) per realizzare, di fatto, una sorta di vero storico di manzoniana memoria.

Centrata su una visione secolarizzata della storia (gli appelli al «Re dei cieli» di alcune canzoni sembrano legati più alla tradizione napoletana che a un reale sentimento di religiosità), la poetica «autenticamente socialista» (Pratolini) di Viviani esprime l’intenzione di presentare la realtà semplicemente perché «c’era di mezzo», senza alcun cedimento alla tentazione di ripensarla (magari liricamente) o di evasione.

La scenografia di Lorenzo Cutoli, che ricostruisce a mo’ di quartiere popolare il ponte della nave nel metaforico momento in cui stava per raggiungere l’equatore, l’aurora di quel nuovo mondo che per gli emigranti italiani costituiva la faticosa e coraggiosa ricerca di una vita migliore, è uno spazio scenico efficace nel restituire agli spettatori una sensazione di durata degli eventi (piuttosto che la loro dinamicità). All’interno di esso gli attori (in particolare segnaliamo l’istrionico Ernesto Lama, membro di un buon gruppo con sicuri margini di miglioramento, soprattutto in termini di affiatamento), incuriositi dalla canzone di apertura del proprio maestro, presentano i propri sketch alternando – sempre con la leggerezza tipica del varietà – momenti comici e malinconici, di divertimento e riflessione. Per giungere infine al toccante epilogo di Malavita, quando il protagonista intona «lo sbaglio è l’uomo quando nasce [...] che tutti gli altri errori ne sono solo la conseguenza».

La musica dal vivo elaborata da Pasquale Scialò risulta essere probabilmente la parte migliore della serata. Capace di ben creare/seguire le atmosfere emotive di gioia, orgoglio e curiosità di chi ostinatamente rifiutava l’idea della deriva e per questo sfidava la «stesa immensa ‘e nuvole [...] mare, mare, mare», unita alla naturale vis comica degli interpreti, è stata in grado di tenere alto e vivo l’interesse per tutte le due ore circa di rappresentazione, nonostante il dialetto (giustamente attenuato nei momenti di dialogo) non fosse dei più semplici da seguire. Come riconosciuto dallo stesso Viviani-Ranieri con italica e metateatrale saudade questionando sul «problema della lingua», a quel tempo stremata dalla censura nazionalistica del fascismo e minacciata anche dall’incombere del cinema hollywoodiano.

Pur non sembrando essere nella serata migliore per resa vocale, Massimo Ranieri – che oggi raccoglie, almeno dal punto di vista esecutivo e pop l’eredità di Viviani – non tradisce le aspettative del pubblico, garantendo padronanza ed esperienza sul palco.

Ramingo per necessità (artistica) ma naturalmente legato alle proprie radici partenopee, compositore di teatro e musica, il Viviani di Scaparro, scanzonato interprete e profondo autore del nuovo genere teatrale nato alla fine del XIX secolo proprio a Napoli è stato scelto come spettacolo di chiusura del Maggio Musicale Fiorentino, testimonianza «della grande forza e del disperato ottimismo» di un popolo che non si arrendeva alle situazioni di difficoltà.

Con perfetta aderenza al filo conduttore di questa edizione della rassegna, Scaparro presenta, dunque, la metafora di un viaggio inteso come occasione non di formazione, ma di riflessione sulla figura storica e ideale dell’italiano che nelle avversità mostrerebbe il meglio di sé, la cosiddetta arte di arrangiarsi. Quello che si ammira in scena è uno spettacolo sulla peculiarità del nostrano modo di vivere, alle prese – ieri come oggi – con una situazione di crisi tanto dell’economia quanto delle correlate sovrastrutture spirituali dell’esistenza. Una situazione in cui la parola d’obbligo sembrerebbe essere la stessa: rimboccarsi le maniche.

In un significativo ribaltamento di prospettiva, cantava Viviani, «’a terra promess è chella ca’ si lascia ppe necessità cu tanta nostalgia», non quella (l’America) «aro’ va a zapparè».

Spettacolo, purtroppo, di una attualità disarmante.

Lo spettacolo va in scena:
Teatro Verdi di Pisa
sabato 12 Aprile alle ore 21, domenica 13 alle Aprile ore 17

Produzione Teatro della Pergola, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, in coproduzione con Gli Ipocriti:
Viviani Varietà
poesie, parole e musiche del Teatro di Varietà di Raffaele Viviani, messo in prova nel 1929 sul piroscafo Duilio in viaggio da Napoli a Buenos Aires
di Raffelere Viviani
testi a cura di Giuliano Longone Viviani
elaborazione musicale Pasquale Scialò
con Massimo Ranieri
regia Maurizio Scaparro
scene e costumi Lorenzo Cutùli
movimenti coreografici Franco Miseria
luci Valerio Peroni
con Roberto Bani, Ester Botta, Angela de Matteo, Ernesto Lama, Ivano Schiavi e Mario Zinno
orchestra: Massimiliano Rosati (chitarra), Flavio Mazzocchi (pianoforte), Mario Guarini (contrabbasso), Donato Sensini (fiati), Mario Zinno (batteria)

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