Pis’Artè | Il fiume parla di Architettura, percorsi in mostra tra teoria e prassi.

Perché è importante definire cosa sia o debba essere l’Architettura? Definire il campo di una ‘disciplina’ è utile a definire il ruolo di coloro che la praticano, in questo caso la figura dell’Architetto. Come sempre alcune indicazioni possono essere tratte dall’etimologia del termine. Scopriamo allora che “Architettura” deriva da “Architetto”, dalla parola greca ἀρχιτέκτων (architéktōn) composta dai termini ἀρχη (árche) e τέκτων (técton). I due termini, con significato variabile nel tempo, rimasero separati fino ad Erodoto (V sec a.C.). Fu in ambito romano, con Vitruvio (I sec a.C.), che si ebbe la definizione di Architettura come attività che “nascitur ex fabrica et ratiocinatione”, cioè la capacità fabbricativa congiunta alla consapevolezza teorica. Dunque, l’Architettura è la disciplina teorica e pratica del costruire e l’Architetto è colui che, nel costruire, sintetizza teoria e prassi: attività dell’Essere Umano storicamente e fisicamente contestualizzate. L’Architettura, in sintesi, è l’espressione di una determinata Cultura nel campo delle costruzioni. Conoscere e praticare l’Architettura significa conoscere e praticare il contesto storico/materiale, economico/sociale, etico/tecnologico, paesaggistico/ambientale di una civiltà o una collettività. Le costruzioni, siano esse alla scala del singolo edificio, della città o del territorio sono quindi documenti, testimonianza immateriale e materiale di un modo d’essere (di vivere) e d’interpretare (di pensare) il proprio tempo.

Walter Benjamin in L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica centra un aspetto del nostro rapporto con le costruzioni:

“L’architettura non ha mai conosciuto pause. La sua storia è più lunga di quella di qualsiasi altra arte. […] Delle costruzioni si fruisce in un duplice modo: attraverso l’uso e attraverso la percezione. O, in termini più precisi: in modo tattico e in modo ottico (ndr – uditivo, tattile, olfattivo…). […] La fruizione tattica non avviene tanto sul piano dell’attenzione quanto su quello dell’abitudine. Nei confronti dell’architettura, anzi, quest’ultima determina ampiamente perfino la ricezione ottica.”

Nel frattempo la città si trasforma proprio sotto i nostri occhi, lentamente e inesorabilmente. Le costruzioni si fissano nel contesto, modificandolo e condizionandolo per un tempo indefinito. Quando ci rendiamo conto dello stato di fatto, è tardi.

L’Architetto, con il suo operare, è chiamato a mediare tra le diverse istanze contemporanee offrendo, attraverso la propria Cultura, una loro possibile lettura; ad essere un ‘veicolo’ il cui lavoro sia frutto e testimonianza di questa interpretazione e mediazione; a rinunciare all’autoreferenzialità dell’Architettura (autonomia) in favore di una ricerca, nel contesto, della sua ragione d’essere (eteronomia). Con il progetto, “sistema di errori sapienti”, coglie la complessità del proprio tempo e trova relazioni possibili tra ciò che in apparenza è inconciliabile, prefigurando scenari futuribili; offre soluzioni e stimoli consentendo, attraverso l’opera, la realizzazione di interazioni virtuose tra l’Essere Umano e il suo Ambiente: la città e il territorio. Ci si attende che le scelte, che è chiamato a fare, siano frutto della condivisione di obiettivi e pratiche.

La mostra percorso Il fiume parla di Architettura, che ha preso il via lo scorso 4 Aprile e avrà termine domenica 13 Aprile, vuole essere un’aperta riflessione sul ruolo e sul lavoro dell’Architetto nella società odierna, gettando uno sguardo sull’opera decennale dello Studio Pica Ciamarra Associati di Napoli, attivo dagli anni sessanta. Organizzata e promossa dall’Associazione L.P. di Pisa (Laboratorio Permanente per la Città), rappresenta l’embrione di una più ampia proposta culturale e si sviluppa su tre sedi espositive:

- Centro Espositivo San Michele degli Scalzi (orario: 16.00/19.00), Viale delle Piagge;
- Spazio Espositivo Bastione Sangallo (orario: 16.00/19.00), Giardino Sotto;
- Spazio Espositivo Sopra le Logge (orario: 18.00/22.00), Logge dei Banchi.

Ingresso libero.

Info web
Pagina Facebook: AssociazioneLP
Sito PC-Associati: www.pca-int.com

Due percorsi si aprono al visitatore: il primo sul lavoro di uno Studio d’Architettura riconosciuto in campo internazionale, il secondo sulla città attraverso le tappe espositive sul nostro fiume, luogo per eccellenza, connessione ideale con la storia, e fisica tra alcune sue odierne agorà: un “cantiere” culturale, una fortezza giardino, una loggia mercato. Le due esperienze ci presentano, evidenziandola, quella complessità dialettica che caratterizza il nostro tempo – tra immateriale e materiale, progetto e opera, temporaneo e permanente, storia e attualità – il cui teatro è la città (l’urbe) e gli attori sono i suoi abitanti (la civitas).

“La scienza dell’architetto si adorna di molte discipline e di svariata erudizione: egli deve essere in grado di giudicare tutte quelle opere che le singole arti costruiscono. Nasce da due attività: la materiale o costruzione, la intellettuale o esposizione. La costruzione consiste nel pratico esercizio continuo e consumato, per cui con le mani la materia assume la forma di questa o di quella opera che si voglia, secondo il progetto figurato. La esposizione spiega e dà ragione delle cose costruite sulla base della preparazione teorica con il computo delle proporzioni. […] Giacché come in tutte le cose, così anche e specialmente in architettura, esiste questo binomio: il ‘significato’ e il ‘significante’. [..] Deve avere quindi ingegno ed esperienza pratica, giacché né l’ingegno senza scuola, né la scuola senza ingegno possono fare il perfetto artefice. E occorre che conosca la scrittura, sia esperto di disegno e di geometria, sappia di storia e mitologia, s’intenda di filosofia, conosca la musica, non sia ignaro della medicina, abbia cognizione della giurisprudenza, nonché dell’astrologia e dei computi celesti.” – De Architectura ( I, 1-3) | Marco Vitruvio Pollione.

Ma di cosa si occupa l’Architettura?

“L’architettura si occupa di articolazioni spaziali, di ‘non materia’: il costruito non dovrebbe mai ingombrare il territorio, bensì liberarne potenzialità.” – Architettura e Eteronomia | Massimo Pica Ciamarra.

Occorre riflettere su quel lavoro di ricucitura del tessuto storico, sociale, urbano a cui tutti siamo chiamati, responsabilmente, a partecipare. Se non ci occupiamo della Polis, prima o poi sarà lei a occuparsi di noi.

L’arpa eolica: un omaggio ai venti in un Progetto per il Porto Antico di Genova | 2005.

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