Notte e nebbie – Scritture sulla scena

Per Scritture sulla Scena, quattro voci commentano le luci e le ombre di Prima di andar via, spettacolo scritto da Filippo Gili, per la regia di Francesco Frangipane, in scena a La Città del Teatro di Cascina lo scorso 28 febbraio.

Curiosamente, in Prima di andar via, colpisce non tanto il contenuto del testo o il magistero attorale bensì la disposizione degli spettatori e, di conseguenza, il rapporto di stretta relazione, di partecipazione fisica ed emotiva che si instaura tra pubblico e interpreti.

Come nota Laura Sestini: “gli spettatori salgono sul palco a godere di una prospettiva completamente diversa dello spettacolo e dello spazio teatrale. Interpreti e spettatori, a momenti, quasi si sfiorano. Si può vedere il sudore sulla fronte o il lampo di luce negli occhi dell’interprete. Si sentono fremiti e respiri. Un esperimento interessante, questo, che però esclude gran parte del pubblico, rimasto in platea per ragioni di spazio. Un pubblico che spesso reclama un tono di voce più alto dato che gli attori volgono frequentemente le spalle alla platea” e aggiunge Martina Di Gregorio: il regista, Francesco “Frangipane, aveva progettato una geometria ben precisa per la disposizione del pubblico: con gli spettatori ai due lati della scena così da poter cogliere tutte le espressioni dei volti degli attori e perfino i loro sospiri. Un pubblico che entrerebbe a far parte del gioco scenico, diventando una sorta di ospite silenzioso, che spia quanto accade durante una cena in famiglia e cerca di ricostruire il non detto. A La Città del Teatro, però, il risultato della messinscena si è rivelato diseguale perché solo alcuni spettatori hanno avuto il privilegio di assistere comodamente dal palco, mentre altri hanno trovato spazio in platea, con la conseguenza che chi sedeva in platea non ha goduto dei vantaggi sensoriali di una visione completa, e non è nemmeno riuscito a udire bene le battute”. Fatto questo che si aggiunge a uno squilibrio semantico perché “lo spettatore in platea non aveva ben chiaro quale fosse il ruolo del pubblico sul palco”.

Nel complesso, quindi, come riassume Alessandra Benedetti: “uno spettacolo teatrale dai vividi silenzi, lunghe pause che si alternano a una musica di sottofondo che, di tanto in tanto, culla lo sgomento dei personaggi, che abitano uno spazio ricreato con pochi arredi, di colore grigio. Un ambiente familiare con locali minuscoli, dove tutto è sfruttato e niente lasciato al caso, dove tutto è in perfetto ordine” eppure niente è come dovrebbe essere - almeno non dopo la rivelazione del nocciolo della vicenda. E ancora (M. Di G.): “una pièce che provoca una crescente attesa da parte del pubblico, una crescente angustia, causata dalla confessione inaspettata di Francesco (Filippo Gili, attore e autore del testo) che rivela: «Domani mattina non sarò più vivo»… Prima di andar via nasce come film ed è riadattato per il teatro”. Esperimento questo che dovrebbe esplicitarsi in un utilizzo del pubblico quale invitato “a una veglia funebre, prima che si compia l’atto tragico del suicidio. Un esperimento teatrale che può suscitare riflessioni su temi di carattere morale ed esistenziale” o, come conclude Valentina Lupi:una notte che esplora concetti universali, come la vita, la morte e, soprattutto, il libero arbitrio. La morte è infatti invocata dal protagonista in nome della libertà di poter essere fautore del proprio destino, ed è per questo che il titolo è inteso come: Prima di andar via… di casa”.

A cura di Simona M. Frigerio

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