Il viaggio allegorico di Moataz Nasr: un cammino tra Pisa e il Mediterraneo

di Martina Biasotti (Persinsala)

Il centro espositivo SMS San Michele degli Scalzi a Pisa diventa ancora una volta bacino di scambio culturale tra il Mediterraneo e la tradizione medievale pisana ospitando il progetto Harmonia dell’artista egiziano Moataz Nasr, che si fa interprete cosmopolita di un incessante dialogo artistico e culturale tra Oriente e Occidente.

Il primo impatto con il lavoro dell’artista si ha nel piazzale antistante l’ingresso del centro espositivo San Michele degli Scalzi, con l’opera The Maze, un labirinto d’erba di m19X15 concepito dopo la caduta di Mubarak come interpretazione degli stati d’animo, delle speranze e delle paure della popolazione egiziana. All’interno del tappeto d’erba leggiamo gli slogan in caratteri cufici “pane”, “libertà”, “giustizia sociale”, temi non solo di appartenenza all’ambiente sociale dell’artista ma interpretabili anche in un contesto internazionale di grande contemporaneità. Già da questa prima opera possiamo notare quanto Nasr, nel portare il suo messaggio artistico e sociale a Pisa, renda omaggio a una antichissima tradizione medievale che qui si sintetizza nel labirinto, simbolo del cammino spirituale del pellegrino nella ricerca incessante della fede e oggetto per l’artista contemporaneo di libertà e uguaglianza sociale.
Procedendo nel percorso espositivo troviamo la seconda opera che Moataz Nasr concepisce per San Michele degli Scalzi, Vacanze Romane, in cui l’artista utilizza un simbolo di design industriale, la Vespa Piaggio, per creare questa volta un legame tra l’aspetto produttivo del territorio toscano e il concetto di arte come simbolo e significato intrinseco che esso rappresenta. Nell’opera, infatti, otto Vespa sono inglobate tra loro a formare la figura di un ottagono, numero di fondamentale importanza nella cultura cristiana medievale in quanto simbolo di eternità e resurrezione di cui troviamo la testimonianza palpabile nel pulpito di Nicola Pisano all’interno del Battistero di San Giovanni a Pisa. Nella cultura islamica il numero otto è di eguale importanza: otto sono le punte della stella nella tradizione Medio Orientale, così come l’ottagono è la figura geometrica più assimilabile al cerchio e quindi, simbolicamente, al Cielo.
Arabesque è il titolo della terza opera del percorso che sintetizza, ancora una volta, il legame così forte tra l’arte islamica e la traccia che essa ha lasciato nel territorio toscano e, in particolar modo, a Pisa, città simbolo della modernità e dell’apertura culturale già in epoca medievale. Moataz Nasr utilizza per quest’opera una tecnica da lui spesso interpretata componendo un’immagine con fiammiferi colorati. La tela ottenuta rimanda alla tradizione decorativa islamica e, per certi versi, ricorda molto da vicino alcune pagine tappeto dei manoscritti miniati medievali.
Il tema sociale è riproposto dall’artista anche nell’opera Insecure – che vede il susseguirsi di volti riflessi in una pozza d’acqua fotografati da Nasr nella città de Il Cairo. Le foto sono poi state sottoposte al procedimento della stenoscopia, che prevede la trasposizione del negativo su carta da disegno successivamente esposta alla luce del sole. Il risultato che ne deriva è quello di un’immagine sporcata, tremolante, indefinita che sembra esprimere lo stesso malessere sociale e personale dei volti fotografati.
Parte integrante del cammino espositivo sono i tre video, Father and Son, The Echo e The Wall, opere forti e testimonianza audiovisiva di una società debole, sconvolta da dinamiche politiche e sociali che tendono a relegare l’individuo in un angolo, stringendolo in un vortice di pessimismo e paura. Attenzione particolare merita Father and Son in quanto trascina lo spettatore nella dimensione privata dell’artista coinvolgendolo in un dialogo crudo e aperto col padre, incentrato sul fallimento del matrimonio con la madre di Nasr, dialogo in cui emerge la considerazione della donna nella società egiziana e il particolare attaccamento che l’artista ha nei confronti di una madre che, probabilmente, non ha mai avuto la possibilità di conoscere davvero.
Suggestivo il percorso espositivo che porta lo spettatore a The Wall – che lo rende partecipe di un malessere dilagante personificato da un’azione estrema ripetuta all’infinito.

Le mostre continuano:
Harmonia
c/o Centro Espositivo per le Arti Contemporanee SMS
San Michele degli Scalzi
viale Delle Piagge 56124 – Pisa
orari: martedì-venerdì, ore 16.00-19.00; sabato e domenica, ore 11.00-19.00
chiuso: 24-26 dicembre e 1° gennaio

info: Comune di Pisa
050 9919845
(ingresso libero)

THE journey of a Griffin
c/o Villa Pacchiani Centro Espositivo
p.zza Pier Paolo Pasolini – Santa Croce sull’Arno
orari: venerdì-domenica, ore 16.00-20.00
chiuso: 24-26 dicembre e 1° gennaio

info: Comune di Santa Croce sull’Arno
0571 30642 e 0571 389953
(ingresso libero)

le mostre rientrano nel progetto Moataz Nasr. Un ponte tra Pisa e Santa Croce sull’Arno
a cura di Ilaria Mariotti
realizzato dal Comune di Pisa e dal Comune di Santa Croce sull’Arno
finanziato dalla Regione Toscana
realizzato nell’ambito di Toscanaincontemporanea 2012
in collaborazione con GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Le Moulin e Associazione Arte Continua

Foto:
MOATAZ NASR
Merge and Emerge
201
3
video 
6’25” ciascuno, loop
Courtesy: GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Le Moulin
Still da video

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