Ultimato il restauro del murale pisano di Keith Haring “Tuttomondo”

Il 16 novembre scorso si è concluso il primo atto del progetto di conservazione del murale “Tuttomondo” il grande murale pisano di Keith Haring del giugno 1989, con la dismissione dei ponteggi utilizzati durante l’esecuzione, montati a cura dell’Assessorato ai Lavori Pubblici del Comune di Pisa.
Il restauro, improntato alla minima invasività e alla conservazione preventiva si è reso necessario per le condizioni del murale, unica opera dell’artista concepita fin dall’inizio come opera permanente all’aperto, ma che presentava lo scolorimento dei colori originali e un parziale dissolvimento delle linee nere di contorno nella parte superiore per l’azione dell’acqua piovana.
L’intervento fu sollecitato durante un simposio internazionale avvenuto nel 2009 a Parigi sulla conservazione dell’arte contemporanea. Un gruppo di esperti internazionali propose un intervento che si è concretizzato in un progetto del Dipartimento di Chimica dell’Università di Pisa, di cui fu messo a parte il Comune.
L’interesse particolare per quest’opera è stato giustificato considerando che, come evidenziava Julia Gruen, presidentessa della Keith Haring Foundation di New York, a Pisa il 21 ottobre scorso, si tratta di un unicum nell’arte contemporanea, grande lavoro pubblico, di evidente valore sociale perché eseguito in uno spazio all’aperto, totalmente gratuito, sulla parete laterale esterna del convento di Sant’Antonio Abate, con l’intento di donare alla città un’opera d’arte permanente. Per Antonella Gioli, docente di Storia dell’arte Contemporanea e Storia e tecnica del restauro dell’Università di Pisa il murale è un tesoro, uno dei pochi segni dell’arte contemporanea nella città i cui tesori più importanti risalgono all’epoca medievale e rinascimentale.
Silvia Panichi, Assessore alla Cultura del Comune di Pisa, nel luglio 2011 aveva annunciato un primo finanziamento stanziato nell’ambito del progetto Conservazione preventiva dell’arte contemporanea (COPAC) della Regione Toscana di 48mila euro ottenuto dall’Università di Pisa a cui si sommava quello di 32mila euro elargito dalla fondazione “Friends of Heritage Preservation” di Los Angeles, con il sostegno dell’American Academy in Roma, per un totale complessivo di 80mila euro. Il progetto COPAC è nato dalla recente esigenza di definire modelli comportamentali per la conservazione preventiva e per il restauro di opere d’arte contemporanea. Quelli elaborati per le opere d’arte antica non sono in grado di risolvere i problemi di conservazione indotti dall’utilizzo di nuovi materiali di ultima produzione. La Regione Toscana ha ideato un portale informatico che garantirà la fruizione dei risultati ottenuti durante campagne diagnostiche e restauri di opere d’arte contemporanea, realizzato in collaborazione tra i ricercatori del laboratorio SCIBEC – INSTM (Prof. Maria Perla Colombini), la Scuola Normale Superiore di Pisa (Prof. Vincenzo Barone), l’istituto IFAC – CNR (Dott. Marcello Picollo). Nell’ambito del COPAC sono state prescelte 5 opere di arte contemporanea nel territorio toscano tra cui proprio il murale Tuttomondo. Il progetto COPAC si è prefissato di valutare l’interazione dei materiali del murale con l’ambiente circostante, al fine di definire un opportuno intervento di pulitura che consenta di valorizzare l’opera. Questo restauro, nell’ottica della conservazione preventiva di altre opere d’arte contemporanee, ha consentito di elaborare un protocollo di monitoraggio che garantisca la salvaguardia dell’opera d’arte, riducendo al minimo i futuri interventi di restauro, sempre traumatici per un’opera d’arte.
L’Amministrazione comunale, con delibera in luglio 2011, ha istituito il comitato tecnico-scientifico, composto dal prof, Salvatore Settis, personalità indiscussa nel settore dei beni culturali, dalla

Keith Haring, “Tuttomondo”, 1989, Piazza Sant’Antonio Abate, Pisa. Il murale dopo la dismissione dei ponteggi utilizzati per il restauro.

dott.ssa Maria Perla Colombini, docente del dipartimento di Chimica e chimica industriale dell’Università di Pisa, dalla dott.ssa Antonella Gioli, docente di Storia dell’Arte contemporanea e Storia e tecnica del restauro dell’ateneo pisano, dalla dott.ssa Macripò della Sovrintendenza SBAAS, dall’arch. Mario Pasqualetti e dalla dott.ssa Burchielli del Comune di Pisa, coordinato dall’Assessore alla Cultura Silvia Panichi. Tale comitato ha valutato lo stato conservativo dell’opera e gli interventi di restauro necessari a garantire la conservazione dell’opera.
Il comitato tecnico-scientifico ha optato per la pulitura meccanica blanda dell’opera, utilizzando la gomma di caucciù, per togliere la patina opaca superficiale, così ridando forza e vitalità ai colori, senza applicare nuove sostanze, come ha sottolineato la dott.ssa Antonella Gioli del dipartimento di Storia delle Arti dell’Università di Pisa, sostenendo che si è escluso di ripassare i colori (riverniciatura), perché sarebbe stata un’operazione equivalente al ripasso di un autografo un po’ sbiadito di Vasco Rossi. Il sostegno della Caparol, la ditta che fornì i colori ad Haring, è però stato di grande importanza: la campionatura delle tinte, la composizione del supporto dell’murale, le informazioni dei testimoni diretti all’elaborazione dell’opera hanno aiutato molto il lavoro dei restauratori.
Già a fine settembre scorso erano noti gli esiti delle prove di pulitura, come ha evidenziato la prof.ssa Maria Perla Colombini, secondo la quale due sono i principali effetti dell’invecchiamento dell’opera indotti dal tempo: l’ingiallimento diffuso, dovuto alla depolimerizzazione del legante acrilico e all’effetto degli inquinanti atmosferici, e la presenza di un velo biancastro causato dalla migrazione del carbonato di calcio dagli strati profondi alla superficie.
Le prime operazioni di pulitura sono state eseguite dai due restauratori all’inizio di novembre e in primavera è previsto il montaggio di un braccio mobile per l’applicazione di una sostanza protettiva, per rallentare il processo di invecchiamento di Tuttomondo, in modo che possa essere apprezzato dalle generazioni future.
Secondo Antonio Rava, uno dei due restauratori artefici dell’intervento conservativo, l’effetto più sorprendente è stato ottenuto, a lavoro ultimato, sul bianco del fondo che ha restituito un rinnovato contrasto con i colori. Il restauro del murale dell’artista statunitense ha sollecitato un alto livello di interesse, sancendo il successo di questo progetto di collaborazione.
Soprattutto la Fondazione Haring ha garantito attenzione e ulteriori finanziamenti per il completamento dell’intervento. La presidente Julia Gruen, nella sua breve visita al murale, ha voluto incontrare Pier Giorgio Castellani, lo studente pisano dal cui incontro a New York con Keith Haring nacque l’idea del murale.
Rosa Valentina Iungo.

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