Diario di un’artista | Spunti di fuga

di Cristina Gardumi

Oggi una mia amica mi ha chiesto per quale ragione tra tutte le città in Italia ho scelto proprio Pisa come base per la mia vita e il mio lavoro. Una domanda difficile che di solito mi richiede uno sforzo di razionalizzazione insopportabile. Ma stavolta no, ho risposto di getto: “Credo sia perché è l’unica città dove il fiume non scorre e quando lo fa scorre al contrario”.
Una decisione istintiva (vivere qui) richiede una spiegazione che lo sia almeno altrettanto. Ma vorrei capire cosa mi ha spinto a rispondere così, o quantomeno cercare di spiegarmi meglio per non essere fraintesa, almeno non completamente.

Ho sempre vissuto in città attraversate dall’acqua, e ho imparato che l’acqua non è mai la stessa. Insomma, puoi parlare della Donna in generale oppure entrare nello specifico della tua esperienza e dire di questa o quella donna, con i loro caratteri particolari. Lo stesso per l’Acqua. Parlo al femminile, sì.

Ma l’acqua è femmina? Se lo è, il fiume è davvero maschio? La contiene e le dice dove andare… Ma già qui entriamo in una questione spinosa di “maschilismo grammaticale”, che non è il caso di approfondire qui.

Guardare l’acqua che scorre è una cosa che mi riappacifica con me stessa e mi aiuta a stare meglio quando il mondo mi opprime. Perciò all’acqua ci sto attenta, l’ascolto e la guardo spesso, e lascio che la corrente porti il pensiero dove vuole.  L’acqua è impetuosa e selvaggia nel paese lombardo dove sono nata; è fragorosa e a tratti ipnotica a Verona dove ho studiato; è lenta, fiera, e sembra sempre nascondere qualcosa a Roma dove ho vissuto. A Pisa è diversa. Forse è la vicinanza al mare che crea questo fenomeno: è come se la corrente che porta
alla foce scorresse, sì, ma molto in profondità, lasciando che la superficie si increspi leggermente sotto le folate di vento forte che vengono dal mare. Perciò l’impressione è che la fuga del fiume si interrompa, lui ci ripensi e prenda a scorrere dall’altra parte. Diabolico Arno.

 

 

Women float from Cristina Gardumi on Vimeo.

 

 

La mia amica poi mi ha detto che in un libro di Banana Yoshimoto il protagonista parla proprio di come siano diverse le persone che vivono sul fiume rispetto a quelle che abitano in riva al mare, o nel deserto dove l’acqua è davvero sacra. Allora mi chiedo: quanto incide il posto in cui viviamo, ciò che vediamo, ascoltiamo e respiriamo ogni giorno, sulla vita che scegliamo e sulle nostre decisioni quotidiane? È la cultura che modifica il paesaggio o siamo noi a essere modificati dalla natura che abbiamo intorno?
Io so che ho il vizio di fuggire via quando sento che una realtà o una persona non hanno più nulla da darmi. Da quando sto a Pisa questa fretta  di andare avanti non la sento più.

 

SITO UFFICIALE DI CRISTINA GARDUMI

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