Diario di un batterista anonimo | Sforzo con ernia

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Diario di un batterista anonimo | Sforzo con ernia

di Matteo Consani

Mi è stata fatta un offerta che, al momento, non ho potuto rifiutare: quella di cercare di raccontare pensieri e fatti che riguardano la mia quotidianità e altro probabilmente. A chi? Di sicuro a me stesso perché ci tengo al mio personale giudizio e punto di vista e poi anche a chi se la sente di starmi a leggere.

Non ho una scaletta che mi guidi in questa peripezia, improvviserò e quindi sparerò cavolate in modalità random fino al punto in cui colui che mi ha ingaggiato, si renderà finalmente conto che sono la persona sbagliata per questo genere di cose. Sì, perché io preferisco ascoltare, riflettere per i fatti miei, stare in seconda fila per cercare di non essere notato.
Questa richiesta è un colpo basso per la mia esistenza, paragonabile ad una spinta dalle scale inaspettata, però ci sono persone che hanno la dote di portarti a fare quello che non è nel tuo stile e senza sapere bene perché mi ritrovo davanti a questo pc a scrivere.

Foto di Benedetta Balloni

A conferma di questo mio essere schivo suono la batteria, strumento da trincea per eccellenza, dietro al quale uno ci si può tranquillamente nascondere, non importa se hai la t-shirt scolorita e grinzosa, se ti scaccoli o ti gratti in modo grottesco facendo finta di niente, il batterista può fare tutto questo senza essere visto. Non per niente il batterista nella storia è sempre stato visto come quello incazzato, tenebroso, quello che “è meglio averlo come amico”, il più temuto! Col fisicaccio sudato che le tromba tutte lui … che poi anche questa cosa che le tromba tutte lui… tutte gli altri forse!!!

Insomma da quando ho iniziato a suonare (e sono anni!) alla fine di ogni concerto tutti gli altri musicisti spariscono in pochi secondi, chi corre ad accendersi la tanto attesa sigaretta, chi si siede al bar a bere una birra dietro l’altra, chi tenta rocamboleschi approcci con la ragazza in prima fila che l’ha puntato tutta la sera… e io? Sudato, pelato e zitto mi attivo a smontare il tutto e alla svelta perché con l’umidità che c’è mi s’imbarca il legno, i soldi sono quelli che sono e la batteria è di Gesù, dopo quella ‘un ce n’è più. Insomma, caricata la batteria in macchina, ogni volta mi ritrovo a fine concerto col fonico e con i tecnici di palco a spregiare quegli scansafatiche che si godono il loro momento di gloria come i vips, mai stanchi e belli come il sole! (ma ‘na sega!) .
Pochi sono gli attimi di gloria per “il batterista” un applauso dopo un solo e a volte un bambino a fine concerto che ti rincorre per consegnarti un disegno fatto da lui che ti ritrae con i capelli mentre suoni la sua canzone preferita!

Queste si che sono soddisfazioni!

 

Foto in evidenza di Laura Cerretti

 

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