Le tele di Jaqueline Joseph nella Chiesa di Santa Maria della Spina

Venerdì 15 giugno alle ore 19 nella Chiesa di Santa Maria della Spina, in Lungarno Gambacorti a Pisa, ci sarà l’inaugurazione della mostra dedicata a Jaqueline Joseph. Interverranno Silvia Panichi, Assessore alla Cultura del Comune di Pisa e Valeria Caldelli, giornalista nonché curatrice della mostra.

E’  un mondo  di  colori  quello  che  esce  dalle  tele  di  Jacqueline Nesti Joseph , avvolgendoci nei misteri  esotici di un’ isola, quella di Haiti,  ancora oggi tanto lontana.  Ma è anche  un  universo femminile che si svela allo spettatore attraverso  un  linguaggio  denso  di emozioni, dal ritmo incalzante di una fiaba. Un universo femminile che ci parla nel suo silenzio, in un  mutismo attonito di chi da anni continua ad attendere, mentre intorno tutto cambia. Sia che si tratti di donne intente a vendere la loro mercanzia nei mercati, sia che si tratti di incontri nella luce rosata del tramonto o in quella celeste dell’alba, questi esprimono la forza antica della natura attraverso forme e gesti che evocano un’umanità dolente e misteriosa, resa oggi ancora più sofferente dalle tragiche conseguenze del recente terremoto. Anche Jacqueline Nesti Joseph, come le sue donne, è stata silente nei suoi quasi trent’anni di vita pisana.
Dopo aver calcato i palcoscenici di importanti musei, come il Guggenheim di New York (1967) e Palazzo Strozzi di Firenze (1972),  dopo  essere  stata  scelta  a rappresentare  il  suo Paese alla Biennale di Venezia (1965), dopo che importanti critici d’arte (tra cui  Carlo Ludovico Ragghianti, Dino Buzzati e Nicola Micieli) hanno apprezzato la sua opera, l’artista si è estraniata dal mondo dell’arte, continuando a dipingere solo  per  se  stessa  e  per  il marito,  Victor Nesti,  anche  lui pittore e grafico, noto a Pisa per le sue ricette figurate apparse nel libro “A tavola con i pisani più schietti”.  Né mai Jacqueline ha accettato di obbedire alle esigenze di mercato più volte sollecitate, continuando ad esprimersi nella sua lingua, nata dagli anni trascorsi in Francia, prima a Parigi, dove ha studiato con il maestro Claude Perset, allievo di Braque, e poi a Saint Paul de Vence dove ha conosciuto e frequentato artisti del calibro di Picasso, Chagall e Magnelli, oltre al poeta Jacques Prevert. Un grande segno sulla sua formazione la lascerà anche Diego Rivera, l’artista messicano famoso per i suoi murales, nel cui  atelier  di  Città del  Messico  la  giovane Jacqueline trascorrerà alcuni mesi del 1955. Questo tempo vissuto, così come le atmosfere di  Haiti, dove l’artista è nata, non la abbandoneranno mai,  insieme  al  pensiero  struggente  per  il  suo popolo, martoriato da secoli di povertà.  Ultima di quattro sorelle e due fratelli, Jaqueline Joseph Nesti è stata fin da giovanissima uno spirito irrequieto, tanto che il padre Contant Elie Joseph, allora ministro del commercio e  dell’industria  dell’isola caraibica, ne riconobbe la vocazione artistica e acconsentì al suo trasferimento a Parigi. Molti altri mondi sono stati poi conosciuti e conquistati dalla sua forza espressiva e dalla sua personalità dirompente. Pisa l’ha accolta in quello spirito multietnico che da sempre ha visto la città coltivare culture e sapienze diverse. Come quella delle donne haitiane, macchie umane senza un paesaggio, in silenziosa e addolorata attesa.

Jaqueline Joseph nasce a Port au Prince, nell’isola di Haiti, nel 1932, in una famiglia numerosa composta da quattro sorelle e due fratelli. Il padre e la madre sono commercianti e  gestiscono una fiorente attività di generi alimentari che permette loro di costruire una grande casa a Petionville, il quartiere residenziale di Port au Prince, dove la famiglia abita insieme a molti servitori. Ma la loro posizione sale nella scala sociale e in quella economica quando il padre Constant Elie Joseph diventa ministro del commercio e dell’industria con il governo Estimé. Si avvicinavano gli anni Cinquanta.
La giovanissima Jaqueline aveva già dimostrato attitudine per l’arte e soprattutto uno spirito irrequieto e una voglia irrefrenabile di conoscere il mondo. Così chiede e ottiene dal padre la possibilità di andare a studiare nella lontana Parigi, sognata culla delle arti e terra di confronto di numerosi artisti già famosi e noti anche in terra haitiana. Parte con il battello diretta nella “Ville Lumiere” insieme ad un’amica di famiglia ed è in mezzo al mare che compirà i suoi 16 anni. A Parigi si iscrive alla scuola Bouffemont e segue i corsi di Claude Perset, allievo di George Braque. Saranno cinque anni intensi, quelli francesi, intervallati da periodi trascorsi a Saint Paul de Vence, sulla costa azzurra, dove la giovane artista conosce e frequenta pittori famosi come Picasso, il poeta Jaques Prevert, lo scrittore, critico e artista Andrè Verdet. Conosce anche una figlia di Diego Rivera e, attraverso lei, la pittura del grande maestro messicano, da cui resta affascinata. È il 1955 quando va in Messico per conoscerlo, riuscendo ad entrare nel suo atelier, dove rimane per sei mesi, curiosa osservatrice e allieva attenta agli insegnamenti del maestro che, nel frattempo, diventa anche suo amico. Un primo ritorno nella solitudine di Haiti le permette di iniziare un intenso lavoro sulla base del bagaglio culturale acquisito, ma presto tornerà a Saint Paul de Vence, ospite dell’artista fiorentino Manfredo Borsi, già famoso per le sue ceramiche. È qui che conoscerà il suo futuro marito, Victor Nesti, di origini anglo-fiorentine, anche lui pittore, oltre che grafico. Si sposeranno nel 1960 in Svizzera per poi partire per una splendida luna di miele che durerà tre anni e che li porterà in molti Paesi d’Europa, dipingendo e conoscendo artisti di tutto il mondo. Il 1965 è l’anno che segna l’inizio della maturità artistica di Jaqueline con la sua prima mostra a Port au Prince, che le fa guadagnare la designazione a rappresentare la repubblica di Haiti alla Biennale di Venezia. Nel frattempo la coppia si trasferisce prima a Castiglioncello, poi a Torino e infine a Pisa. Ma proprio nella città toscana, dopo un intenso periodo di attività artistica che aveva portato le sue opere ad affermarsi in vari Paesi europei, Jaqueline Joseph decide di staccare i collegamenti con il mondo esterno. Continuerà a dipingere nel suo appartamento in pieno centro cittadino, senza più mostrare le sue opere se non a pochi amici. Con lei, nel suo splendido isolamento artistico, il compagno della sua vita, Victor Nesti, che molti ricorderanno per il libro di ricette disegnate pubblicato dall’amministrazione provinciale di Pisa. La morte di Victor, avvenuta oltre due anni fa, getta Jaqueline in un grande sconforto da cui solo l’arte e l’amicizia riescono a sollevarla. La mostra rappresenta un’occasione unica per ripercorrere le molte fasi della sua vita e della sua pittura, per immergersi in mondi lontani, distrutti dal tempo e dalla catastrofe provocata dal recente terremoto, rivivendo nella magia delle forme e nella vitalità dei colori il silenzioso e tragico destino di un pianeta donna rimasto immutato nei secoli, che ci sembra lontano anni luce, ma che è solo a poche decine di chilometri da paradisi turistici venduti a caro prezzo da qualsiasi tour operator.

Valeria Caldelli

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