La gomma di caucciù per salvare il murales di Haring


E’ Il risultato della prima riunione del comitato di esperti, tenutasi
il 28 settembre, al fine di individuare le migliori soluzioni per il restauro

Sarà una speciale gomma di caucciù a salvare i colori del murale Tuttomondo di Keith Haring, a Pisa, ultima opera del grande artista americano realizzata nel 1989 sulla parete del Convento di Sant’Antonio a Pisa, i cui colori si sono sbiaditi con il tempo, anche per colpa dello smog.

E’ il risultato della prima riunione del comitato di esperti, nominato dal Comune, per individuare le migliori soluzioni per il restauro. Del comitato, coordinato dall’assessore comunale alla cultura Silvia Panichi, fanno parte, a titolo gratuito, l’ex direttore della Normale Salvatore Settis, Perla Colombini e Antonella Gioli, rispettivamente docenti di chimica organica e di storia e tecnica del restauro all’università di Pisa, Alba Macripò della Sovrintendenza ai beni artistici di Pisa, e i funzionari del Comune Mario Pasqualetti e Daniela Burchielli

“In particolare sono due gli effetti del tempo che si notano – ha spiegato la professoressa Maria Perla Combini – un’ingiallitura diffusa, dovuta alla depolimerizzazione del legante acrilico e all’effetto degli inquinanti atmosferici, e un velo biancastro causato dalla migrazione del carbonato di calcio dagli strati profondi alla superficie. Un problema ulteriore è rappresentato dalla fragilità del nero che tende a spolverare. La buona notizia è che, come risulta, dalle prime prove effettuate è sufficiente una blanda pulitura meccanica per far tornare i colori splendenti quasi come nel lontano 1989, anno della realizzazione dell’opera d’arte”.

Niente riverniciatura quindi, lo ha spiegato Antonella Gioli, docente di storia e tecnica del restauro: “In realtà non avevamo mai pensato di ‘ripassare’ i colori”. Il perché lo fa capire con un facile esempio: “Se lei avesse la firma di Vasco Rossi un po’ scolorita, la ricalcherebbe?”.

“L’effetto più incredibile della pulitura” - ci spiega Antonio Rava, restauratore d’arte moderna e contemporanea – “sarà sul bianco dello sfondo che, una volta ultimato il lavoro, darà tutto un altro effetto al murale grazie ad un rinnovato contrasto con i colori. Per la pulitura meccanica si userà una gomma di caucciù che riesce a togliere la patina opaca senza intaccare l’opera”.

Ancora da decidere, invece, come proteggere l’opera successivamente alla pulitura. “Sarebbe inutile infatti” – aggiunge la professoressa Colombini – “intervenire senza poi effettuare un’operazione di protezione e conservazione. Inoltre appena dopo la pulitura il colore è più reattivo (insomma si sporca subito e più facilmente). Pensiamo di applicare una pellicola protettiva speciale, ma dobbiamo ancora decidere il materiale da usare”.
Altra questione in sospeso è quella del vetro protettivo: fu messo anni fa perché lì si fermavano i bus della Lazzi e le persone erano solite aspettare il pullman poggiando i piedi sopra il murale. “Ma se ha funzionato come dissuasore” – ha commentato il prof. Salvatore Settis – “non ha aiutato la conservazione dell’opera dagli agenti atmosferici. Va quindi ideato e ripensato un metodo per evitare danni e imbrattamenti”.

I tempi di tutto l’intervento sono ancora da decidere. “Per un’operazione del genere”- ci spiega la professoressa Gioli – “non è possibile procedere a tappe. Prima dobbiamo definire tutto il percorso. Anche perché appena finita la pulitura va applicata subito la protezione”. La difficoltà di tutta l’operazione è dovuta al fatto che non esistono protocolli di intervento standard per le opere d’arte contemporanea. Questo lavoro servirà quindi anche come modello per altri interventi analoghi.

Il lavoro di monitoraggio costerà 80 mila euro (48 mila provenienti da un finanziamento regionale ottenuto proprio per ‘Tuttomondo’ dall’Università di Pisa e 32 mila euro messi a disposizione dalla fondazione statunitense The Friend of Heritage Preservation).

Il comitato degli esperti si riunirà nuovamente tra tre settimane per discutere dei problemi ancora aperti. Mentre il  21 ottobre sarà a Pisa Julia Gruen, direttore esecutivo della Keith Haring Foundation che, accompagnata dall’assessore Silvia Panichi, visiterà il cantiere. Insieme a loro anche una delegazione della fondazione statunitense The Friend of Heritage Preservation.

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