Cent’anni fa il primo viaggio del tram

A CENT’ANNI dalla sua istituzione il tram di città appartiene ormai più all’immaginazione e al sogno che non al ricordo. Troppe generazioni sono passate senza che lo abbiano conosciuto, troppe cose sono accadute da allora. Eppure attorno al tram è rimasto un alone di fascino che non si estingue, una ricerca ostinata del tempo perduto, un’attrazione sentimentale tenuta viva dal racconto e dalle molte immagini giunte fino ai giorni nostri. L’AVVENTURA del tram inizia, dunque, cent’anni fa: il 25 gennaio del 1912. Pisa, secondo il censimento dell’anno prima, ha 60.255 abitanti, è una città percorsa dagli omnibus a cavalli, illuminata da 455 lampioni a gas e popolata da 4.952 persone che il comune ha censito come `poveri’. In questa città l’arrivo del tram rappresenta un’iniezione di modernità. Non tutti applaudono, come sempre accade. La protesta viene da quanti gestiscono il servizio di bus a cavalli ma soprattutto dalla Società dei Vetturini che segnala «la pericolosità cui vanno incontro le carrozze a causa delle rotaie». Protesta anche l’Associazione per l’Arte che così argomenta: «Il sistema di pali di sostegno con fili aerei altera le linee dei magnifici palazzi». Tutto vero ma tutto superato perché la spinta alla modernità è troppo forte e il tram è una novità troppo attesa. NELLA NOTTE di Natale del 1911 c’è stata una prova semisegreta che ha messo in allarme quanto abitano della zona. Riferisce il `Corriere Toscano’: «Sul ponte Solferino si videro un nugolo di scintille sprizzare dalle rotaie, ma il tram procedeva veloce, senza arresti, senza rallentamenti, ciò che prova la mirabile precisione del lavoro compiuto». Il 19 gennaio si effettua la vera prova tecnica e il 25 – un giovedì -, alle 12 in punto, sotto una pioggia battente che non frena centinaia di curiosi, il sindaco Francesco Buonamici monta sulla prima carrozza del «tramvai elettrico». Le linee in funzione sono due: una collega la stazione a Porta Nuova,percorrendo il centro storico – via Vittorio, Borgo, piazza dei Cavalieri, via Santa Maria, Duomo -, la seconda unisce la Stazione al Politeama toccando piazza San Antonio, ponte Solferino, i lungarni Pacinotti e Mediceo. Il servizio verrà ampliato nel ’29 raggiungendo anche via Bonanno e Porta a Lucca. Chi abbia conosciuto il tram vi ha legato ricordi incancellabili. Perché tanta parte della vita della città viene vissuta sul tram: è questo il mezzo con il quale i pisani vanno a scuola e a lavorare, a fare la spesa e al cinema la domenica, è sulle sue panche di legno lucido che prende corpo il chiacchiericcio quotidiano, si tratti di sport o di gossip d’altro genere. Il tram è per tutti la vita di ogni giorno. LE BOMBE del’43-’44 distruggono il 32 per cento delle vetture e il 75 per cento della linea aerea. Ma uno dei primi atti della ricostruzione è il ritorno del tram: già nel dicembre del ’46 alcune vetture riprendono la loro corsa su percorsi consentiti dalle macerie ancora presenti e dai ponti crollati. La normalità tornerà con la ricostruzione. Finché problemi legati alla mobilità di una popolazione urbana che sta crescendo non indirizzano gli amministratori, forse troppo affrettatamente, verso una diversa forma di trasporto pubblico: la filovia. Superati gli studi tecnici e l’inevitabile burocrazia, il 20 gennaio del 1952 vengono cancellate le prime tratte e il 31 luglio l’ultimo tram percorre il lungarno Mediceo laddove quarant’anni prima aveva iniziato la sua meravigliosa avventura. Molti applaudono alla modernità del filobus, altri chinano la testa consapevoli che è stata cancellata per sempre tanta parte del loro passato.

di Renzo Castelli (pubblicato su “La Nazione” del 22/1/2012 pag.10 cronaca di Pisa)

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